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Sconcerti, chi merita di più lo scudetto?
«Questo campionato è stato molto chiaro. La squadra più forte era l’Inter, ma era incompleta. Mancano i sostituti di Brozovic, Barella, Calhanoglu, Skriniar. C’è sempre stato un equivoco molto importante a proposito dell’Inter, che non so da cosa dipenda».

Quale?
«L’Inter non ha mai avuto una rosa straordinaria. E’ la squadra più forte nei tredici giocatori. Ma il Milan ha un progetto di gruppo molto giovane portato avanti da un allenatore che con i giovani ha trovato autorità e quella stima in se stesso che non ha mai avuto: per questo il Milan oggi sta davanti».

Grazie anche a Pioli.
«Sì, è cresciuto. Anche su di lui c’è un equivoco di base. Alla Fiorentina aveva fatto i risultati che oggi fa Italiano, ma nessuno lo dice. Viviamo di equivoci».

E’ un grande assist: un altro equivoco è Mourinho.
«Vero: ha sei giocatori in più e un punto in meno di Fonseca».

Ma Mourinho stravince nel comunicare quanto è bravo. Lui fa un altro campionato.
«Lui sì, ma noi no. E noi dobbiamo giudicare i fatti. L’anno scorso Fonseca a una giornata dalla fine aveva 61 punti e chiuse a 62. Mourinho ne ha 60»
Ti aspetti sorprese dall’ultima giornata in chiave scudetto?
«Non mi aspetto niente, resto a guardare. Su tutto quello che non posso prevedere, io taccio».

Cosa è successo quest’anno alla Juventus?
«La vera anomalia dei nove scudetti è stato vincerli. E’ stata un’anomalia storica. Non era mai successo. Se una squadra vince nove volte ci si deve impegnare a studiare quella squadra e capire perché questo è avvenuto. I nove scudetti coincidono con la più grande crisi del calcio di Milano, con Moratti e Berlusconi che si sono sfilati. Sono cresciuti altri, ma non abbastanza. E’ la qualità media che fa grande una squadra. E comunque l’anno scorso l’Inter e quest’anno il Milan, o di nuovo l’Inter, hanno fermato l’anomalia della Juve. L’errore degli juventini adesso è pensare che si possa vincere sempre. Un dominio per sua natura finisce perché il mondo cambia. Cambi anche tu».

Il Milan di quest’anno quando è nato?
«Credo che Gazidis abbia fatto un grande lavoro. Ha inaugurato la gestione silenziosa. E’ stato bravo a capire che gli serviva una leggenda milanista e l’ha trovata in Maldini e all’inizio Boban. A proposito di Maldini: io diffido dei giocatori che vanno a trattare giocatori, non è detto che se sei stato un campione lo sarai anche quando fai il dirigente; ma il merito più grande di Maldini è stato quello di riuscire a identificare in modo qualitativo lo scopo della società. Un conto è dire io punto sui giovani. Ma altro conto è dire io punto 30 milioni su Tonali e 20 su Leao. E vincere la scommessa. Ecco, il Milan è uno dei pochi club che hanno investito, non si sono limitati a spendere».

Qual è stata la sorpresa più grande tra i giocatori?
«Kalulu. Certo, Tonali è forse il miglior giocatore italiano, ma Kalulu è stata una scoperta straordinaria: si è integrato perfettamente, può crescere ancora moltissimo, anche se è molto giovane e vai a capire cosa succede nella testa di un ragazzo di vent’anni».

E la delusione?
«Direi Locatelli. Credo che sia uno splendido numero due, un attore che a ventiquattro anni si è trovato protagonista ma senza essere capo compagnia. A 28-29 anni Locatelli sarà un grande giocatore, ma doveva cambiare la Juve e non ce l’ha fatta».