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Mario Sconcerti, il giorno dopo la disfatta che analisi ti vien da fare? 
"Sarebbe tutto molto chiaro se non avessimo vinto gli Europei. La verità è che veniamo da quindici anni sballati. In Russia 2018 non ci siamo andati, quattro anni prima in Brasile siamo usciti subito, così come in Sudafrica nel 2010. L'unico picco di questo ventennio è stato il Mondiale 2006, ma è stata una splendida anomalia". 

Perché non ci siamo qualificati subito per Qatar 2022? 
"Ribalto la questione e dico che ci sono due domande di fondo da porsi". 

Prego. 
"La prima: perché abbiamo smesso di giocare bene? La seconda: perché non abbiamo più qualità?". 

Proviamo a rispondere alla prima: perché non giochiamo più come in estate? 
"Perché confermarsi non è facile, perché l'Europeo si concentra in venti giorni e perché siamo in una condizione atletica molto penalizzante. Quasi nessuno dei giocatori in campo a Belfast ha fatto la preparazione. E comunque: noi giocavamo un calcio difficile da realizzare, gli altri un calcio normale, per loro è più facile. Noi siamo limitati anche perché le seconde linee - oggi - sono state scolarizzate dai grandi campionati. Riflettiamo su questo: la maggior parte delle nazionali europee oggi sono migliori delle loro migliori squadre di club. Prendi la Svizzera, come l'Albania o la Scozia o l'Austria: prima - se ragioniamo con i voti - valevano quattro, oggi sono da sei, sei e mezzo, e possono dar fastidio a chiunque. Ma i giocatori di queste nazionali non giocano in patria, ma all'estero. E quindi migliorano. A noi capita l'inverso. Nelle squadre di vertice del nostro campionato mediamente ci sono tre italiani su undici". 
La seconda domanda: perché non abbiamo più qualità? 
"Guarda, la cosa peggiore di questa disfatta è che non c'è una generazione di riserva, Mancini non ha alternative. L'esempio classico è Immobile. Noi ne abbiamo fatto un problema, ma è un falso problema. Chi prendi al suo posto? Le prime dieci squadre italiane non hanno centravanti italiani. Belotti gioca nel Toro, Scamacca nel Sassuolo. Dopo Ventura, Mancini trovò comunque giocatori pronti, stavolta no. Questa squadra ha ucciso l'ultima generazione". 

E come è successo? 
"C'è anche - va detto - una scarsa qualità nell'insegnamento, o forse è un insegnamento sbagliato. La grande novità di questi ultimi anni sono le scuole calcio, ma chiediamoci: funzionano? Che selezione è? Se pago per giocare, non gioco perché sono bravo. E il talento che c'entra? Nelle scuole calcio ci sono settemila maestri, ma chi ha insegnato a loro? E siamo sicuri che chi esce da Coverciano sia un bravo allenatore? Siamo molto autoreferenziali, ma servirebbe un'analisi profonda". 

Un'ultima cosa: tu lo conosci bene, che reazione è stata quella di Mancini con quella dichiarazione a fine partita: «Tanto ai Mondiali ci andiamo lo stesso e magari li vinciamo»? 
"Reagiva così anche da allenatore della Fiorentina vent'anni fa, quando ero dirigente del club. Mancini reagisce andando avanti, per orgoglio proprio. Non regge le mezze misure, così sceglie di alzare l'asticella e andare avanti. Ma in fondo io credo che abbia detto quello che gli italiani volevano sentirsi dire".