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Inter e Juve che volano appaiate, Cristiano Ronaldo, Lukaku e Lautaro che si sono presi il palcoscenico. La Lazio che insegue trascinata dai gol di Immobile. E poi il fattore Conte, il primo Ibrahimovic al Milan, l’ultimo De Rossi da giocatore e la vera squadra-spettacolo della Serie A, l’Atalanta. Di questo e di molto altro - stimolati dalle domande dei lettori di 100° Minuto - abbiamo parlato con Mario Sconcerti.

Sconcerti, ti è piaciuta di più l’Inter o la Juve?
«Mi è piaciuta di più l’Inter. Ho visto una gran bella Juventus, ma questo lo sapevo. Mentre andare a giocare a Napoli con questa sicurezza e con questa calma è stato davvero impressionante. Adesso si può dire che l’Inter ha raggiunto la Juventus, stanno alla pari»

Ti hanno impressionato di più i gol di Cristiano Ronaldo o quelli della coppia Lukaku-Lautaro?
«Guarda, stiamo considerando la questione da una prospettiva fuorviante. Il problema non sono Ronaldo, Lukaku o Immobile; loro i gol li segnano, ma non decideranno loro la corsa allo scudetto. Si annulleranno tra di loro, i gol di uno oggi valgono quelli dell’altro. Sarà la differenza di gol tra Lautaro, Dybala e Correa che alla fine farà la differenza. E allora ti dico che in questo momento è Lautaro a incidere di più».

Conte sembra aver trovato la sua squadra prima di Sarri.
«A me Conte impressiona per un fatto: ha un rapporto causa-effetto che è scientifico. Conte arriva, organizza e vince. L’ha fatto alla Juve, l’ha fatto al Chelsea. Subito il titolo al primo anno. Conte rende regolabile il calcio, che invece è assolutamente relativo. Tu prendi lui e prendi un primo posto. Si chiama ancora «determinismo», Conte lo sta riportando di moda. E non è che prima l’Inter non avesse buoni allenatori, ha avuto Spalletti per due anni, che un certo tipo di lavoro l’ha fatto, ma non così a fondo come Conte»

Tornando alla polemica Capello-Conte: ma davvero il contropiede è un reato?
«Secondo me aveva ragione Capello, il contropiede non è un reato. Perché Klopp cosa fa? Si è inventato il contropiede nella propria metà campo e chiede velocità agli attaccanti. In verità mi è sembrata sbagliata la sostanza: l’Inter a Napoli ha fatto la partita, dopodiché è vero che ha approfittato di alcuni errori del Napoli, ma è bravo proprio chi riesce a gestire meglio le varie fasi della partita».

Cosa ti ha detto il primo Ibrahimovic?
«Si è parlato finalmente di calcio. Non ne potevo più di tutto il clamore suscitato da questa vicenda. Ora si parla di campo. La mia impressione è che Ibrahimovic sarà in difficoltà, perché nel Milan non sono abituati a dare il pallone. Ci sono giocatori che tengono per sé il pallone. Ibra sarà importante sui colpi di testa. Comunque sia è una bella operazione, anche se la vera operazione del Milan, eventualmente, sarà quella che riguarda - come sento dire - il passaggio di proprietà ad uno degli uomini più ricchi del mondo. Allora sì che arriverebbe il salto di qualità, per il Milan e anche per tutto il movimento italiano».

Sei d’accordo che il calcio più europeo d’Italia lo giochi l’Atalanta?
«Certo, lo sono da tempo anche se la vera occasione l’hanno persa a Bologna, unico passo falso subito dopo la qualificazione agli ottavi di Champions: ma era chiaro che qualcosa avrebbero pagato. Oggi l’Atalanta è una squadra felice, cercano lo spettacolo, fanno gol bellissimi».

Come quello al volo di Ilicic: ma che giocatore è?
«Ilicic è un giocatore che hanno capito pochissimi. Zamparini che l’ha preso per primo a Palermo, lui sì l’ha capito. Il problema è che dà poco alla gente, è introverso, ha bisogno di sentirsi essenziale. E poi fa cose straordinarie. Quando lui prende e calcia al volo come ha fatto col Parma, compie un gesto che in Italia nessuno fa. Ma non perché ci siano giocatori incapaci di farlo, ma perché hanno paura di farlo, hanno paura di mandare il pallone in tribuna. Ilicic no, ed è questo che fa la differenza».

De Rossi ha dato l’addio al calcio. Il prossimo grande allenatore sarà lui?
«Non lo so, fare l’allenatore è una cosa diversa dal giocare. De Rossi è uno dei pochi al mondo a conoscere benissimo il calcio, ma bisogna avere anche fortuna. Dipenderà molto da dove inizierà, quasi sicuramente lontano da Roma. Non so, al momento - più che alla Mancini - immagino per lui un percorso alla Inzaghi o alla Nesta».