27
La nazionale che cresce, il campionato che riparte. La Juve al comando, l'Inter che insegue. Le novità Pioli e Ranieri, i problemi di Ancelotti, la nuova gestione di Conte. Stimolati dalle domande dei lettori di 100° Minuto, approfondiamo queste e altre tematiche con l'aiuto di Mario Sconcerti.

Sconcerti, a che punto è la crescita della nazionale di Mancini?
«Quella con la Grecia è stata una partita che ha blindato la qualificazione all’Europeo e ha chiuso un ciclo. E’ una squadra profondamente giovane che fissa una svolta dopo l’ultimo posto del Mondiale di Lippi in Sudafrica, il fallimento della squadra di Prandelli in Brasile e la mancata qualificazione della nazionale di Ventura a Russia 2018. I giocatori di adesso dieci anni fa giocavano negli Allievi o addirittura si stavano avvicinando al calcio, questo per dire del tempo che è passato. Siamo stati vent’anni senza campioni, da Pirlo e Totti, ora c’è qualcosa di nuovo».

Quali sono i giocatori di spessore internazionale in questa Italia?
«Se lasciamo stare Bonucci e Chiellini, che sono già di spessore internazionale; dico che Donnarumma è un grande portiere, anche se in questo momento non è molto brillante. Credo che Jorginho e Verratti sono la base di questa squadra. Gli altri sono un po’ a corrente alternata, penso a Chiesa, che vedo un po’ regredito rispetto all’anno scorso. Su Bernardeschi ho qualche dubbio, non so se abbia tutti i quarti di nobiltà. Gioca bene ma incide poco».

Passiamo al campionato. La Juventus riparte sabato dalla sfida casalinga col Bologna, l’Inter invece domenica a pranzo va a far visita al Sassuolo. Che insidie troveranno?
«Il Bologna mi sembra molto fastidioso in casa, molto meno fuori. Quella della Juve, nel suo stadio, mi sembra una partita segnata. A Reggio Emilia l’Inter può rischiare di più, anche se il Sassuolo non è partito benissimo in questa stagione, ma la qualità c’è».

I tifosi nerazzurri - ma anche Conte - aspettano Lukaku.
«Lukaku deve ancora arrivare. Lo sforzo dell’Inter sarà quello di integrarlo il prima possibile. Di lui si dice che recupera tanti palloni, giusto, bene, ma non può bastare questo: Lukaku deve pesare di più nella partita. Secondo me rende il massimo quando gli dai il pallone di lato, è un po’ come Immobile, prende velocità e la massa aumenta e allora è difficile, anzi quasi possibile, contrastarlo. Ma se lui aspetta i palloni alti allora diventa un attaccante normale e rende molto meno».

Per la prima volta quest'anno - dopo la vittoria della Juventus a San Siro - Conte si trova a inseguire. Può essere un problema o un vantaggio?
«Inseguire da vicino qualcuno è la condizione migliore per Conte, perché ciò gli permette di trasmettere il proprio piccolo fanatismo al gruppo. Vedremo una squadra ancora più agguerrita».

Il Napoli dovrà rimettersi in corsa dopo gli ultimi deludenti risultati.
«Non mi piace questo Napoli. Mi spiego: l’ho sempre giudicato una gran bella squadra, ma quasi subito - dopo la partita col Liverpool - non mi è piaciuto. A Firenze, poi con Cagliari e Brescia ha fatto molti errori, è sfumato. Il calcio di questi tempi prevede due cose: fare correre il pallone, che una volta veniva ritenuta la cosa più importante, e correre molto, prerogativa indispensabile per ottenere qualcosa. Invece il gioco del Napoli è lento e involuto, anche per un motivo che definirei generazionale. I big non sono più gli stessi. Koulibaly è in ritardo, arriverà alla sua condizione, ma è partito male; Callejon per la prima volta non è titolare fisso e Ghoulam ormai mi sembra fuori giri».

Chiudiamo con Ranieri. Che valore porta alla Sampdoria?
«Ranieri sembra sempre averne voglia, è la sua bellezza. Lo conosco da quarant’anni. E’ un innamorato del calcio, ha cercato calcio ovunque, persino a Nantes, quando aveva già vinto e fatto un’impresa straordinaria a Leicester. Credo però che sulla partita di domenica il suo apporto non conterà molto, conterà la reazione della squadra. Questa è una partita di svolta per la Sampdoria, non c’è bisogno di un allenatore che aggiunga qualcosa. Davanti avrà la Roma, che è una buona squadra, ma confusa: Fonseca deve fare i conti con molti infortuni, vorrebbe attaccare sempre ma si rende conto che così facendo scopre la difesa e non se lo può permettere. Ma allo steso tempo nella Roma ci sono quasi tutti giocatori di stampo offensivo. credo che quella di Fonseca sarà una squadra destinata a divertire, ma anche a non essere continua».