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La Juve divora il campionato (ma viene dominata dalla Lazio), Ancelotti sbaglia un paio di mosse, Gattuso le indovina. Spalletti si è involuto, non riesce a dare senso all'Inter. La Roma è fragile, ma ha tanta qualità. Quagliarella è uno degli ultimi esemplari eccellenti del calcio anni '90. Inzaghi, che fallimento a Bologna: Mihajlovic va bene per qualche mese ma poi...
 
Sconcerti, senza Mandzukic, Pjanic, Khedira, Cuadrado e Barzagli. Giocando malissimo per un’ora contro una Lazio che l’ha dominata. Eppure: la Juve ha vinto. Eppure: la Juventus è a +11. Non ce n’è per nessuno?
«Non ce n’è per nessuno, è vero. Il campionato è andato, lo scudetto è della Juve. Resta solo da vedere se sta attraversando un momento di sazietà, perché non aveva giocato bene neppure a Gedda in Supercoppa. Non è vero che la Juve gioca male, l’anno scorso giocava in modo più «italiano», quest’anno ha offerto tante partite di qualità. Dopo la sosta, ci sono state queste due partite - contro il Chievo ma soprattutto contro la Lazio - in cui ho visto una Juve frenata, soprattutto nelle gambe. Anche i due gol all’Olimpico sono venuti quasi fuori schema, ma la forza della Juve non ha eguali. Ripeto: non ce n’è per nessuno».

Quanta frustrazione per la Lazio.
«La Lazio ha fatto una grande partita. La sua partita è finita sulla parta a mano aperta di Szczesny su Parolo e sull’errore di Immobile. Un grande centravanti non può sbagliare così. Certo, la Lazio con le grandi squadre perde, ma con la Juve ha dominato. C’è un dato incredibile: nei primi 37 minuti la Juve non è mai arrivata seriamente ai limiti dell’area della Lazio. Penso che se Simone Inzaghi riuscisse a trovare gol extra Immobile, la Lazio sarebbe la più completa e sarebbe la maggior candidata al quarto posto per la Champions».

Il Napoli ha perso terreno. E ha 6 punti in meno rispetto all’anno scorso. 
«Il Napoli ha faticato a San Siro, Ancelotti ha tentato una soluzione diversa. Malcuit è praticamente un’ala e se tu lo metti a fianco di un centrocampo offensivo, più tre punte vere come Mertens, Milik e Insigne, o fai una partita eccezionale o va così, com’è andata a San Siro. Ancelotti ha forzato tantissimo la partita senza però ottenere nulla».

La fragilità della Roma ha dell’incredibile. Quella di Bergamo, da 3-0 a 3-3, è la quarta rimonta subita quest’anno. 
«La Roma ha tanta qualità e confusione, ma è una qualità spontanea, non armonizzata. Quando trovi due ragazzi come Pellegrini e Zaniolo che giocano insieme sei fortunato, ma devi avere pazienza. E’ una squadra che segna con grande facilità, ma ne prende altrettanti».



La crisi dell’Inter è evidente. Che colpe ha Spalletti?
«Più che colpe ha un limite. Ormai ha messo insieme una sessantina di partite sulla panchina dell’Inter. Non ha una squadra, ma un modello di gioco. Brozovic, Joao Mario e Vecino sono tre giocatori che presi singolarmente sono buoni, ma insieme non rendono. Il problema di Spalletti è che non riesce a mettere insieme i giocatori. Allegri è diverso. Quando ha un problema tecnico - una mezzala che manca, un mediano da inventare - trova subito una soluzione, Spalletti invece fa girare tutta la squadra senza tuttavia trovarla».

Quagliarella a 36 anni continua a stupire. Che gran giocatore, vero?
«Ha preso tanta fiducia in se stesso. Come tutti quelli che hanno classe, invecchiando ha acquistato il piacere di diventare scaltro. A me sembra l’ultimo giocatore di un vecchio calcio, quello degli anni ’90 che si chiuse col Mondiale vinto nel 2006. C’era una qualità media in quegli anni che oggi non c’è».

Chiudiamo sul fallimento del Bologna. da Inzaghi a Mihajlovic, cosa cambierà?
«Non mi aspettavo un Bologna così. Ho visto molte volte il Bologna di Donadoni l’anno scorso, era tristino ma ben messo in campo, aveva una sua identità. Forse Inzaghi chiede troppo a se stesso nel ruolo di allenatore. Mi spiego: ci sono dei giocatori che sono stati molto presi da se stessi, proprio per il ruolo che avevano, e Pippo era un centravanti che viveva per il gol. Da calciatore era lui tutto il suo calcio. Da allenatore non ha lo sguardo lungo, non ha orizzonte. Mihajlovic per sei mesi va bene. E’ ancora un giocatore, non un allenatore. I giocatori gli danno subito molto, perché lo riconoscono come uno di loro, dopo qualcosa si rompe, lo dice il suo percorso professionale. Credo che salverà il Bologna, ma non so al posto di chi, lì dietro la situazione è complessa. In ogni caso credo che Mihajlovic in questo momento sia una buona scelta».