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Sconcerti, Milano è tornata a comandare.
«Vero, ma fino a un certo punto. Il declino di Milano è cominciato con la fine dei mecenati, Moratti e Berlusconi. La grande capitale industriale del Paese non sapeva più alimentare le sue grandi squadre. E’ una realtà e continua ad esserlo. Aspettiamo per le sentenze».

In questo momento è un campionato senza padroni.
«Guarda che in questo momento il padrone c’è. E’ il Milan. Se ci fosse la Juve a +5 diremmo che il campionato è chiuso. Ma in questo periodo il Milan è migliore degli altri. Questo perché in un campionato estremamente diverso, il Milan ha cominciato prima il suo percorso di crescita. E’ successo a gennaio, è proseguito dopo il lockdown ed è arrivato al via di questo campionato con con una squadra fatta».

E’ un Milan che ha dimostrato di non essere Ibra-dipendente.
«Sì, anche se credo sia corretto essere dipendenti da un grande giocatore, come succede alla Juve con Ronaldo o all’Inter con Lukaku; ma il Milan c’è anche oltre Ibrahimovic».

Quale è la forza del Milan?
«La forza del Milan è nella sua chiarezza. Il Milan ha giocato praticamente con gli stessi 13-14 giocatori, come succedeva un tempo. La Juve a centrocampo li fa ruotare tutti e quattro, l’Inter ne ha ancora di più, conta fino a sei centrocampisti. Il Milan può permettersi di giocare con due mediani - Kessie e Bennacer - perché la fascia destra con Saelemaekers e Calabria è perfetta. E’ questa la certezza del Milan. Sulla sinistra, con Hernandez e Rebic, ha corsa e qualità; ma di là può succedere qualsiasi cosa, mentre a destra non passa nessuno. E’ questa la diversità del Milan, una diversità sottovalutata perché parliamo tutti dell’evidenza».
L’Inter cresce e somiglia di più a Conte.
«L’Inter vista col Sassuolo ha cambiato mollo. Dall’essere una squadra cui mancavano solo dei dettagli, è diventata una squadra rovesciata da Conte. Ha messo Barella davanti alla difesa, con Vidal spostato in avanti; ha tolto Hakimi e piazzato al suo posto Darmian. Ma non bisogna dimenticare che i primi due gol sono stati particolari. La verità è che l’Inter può tentare tante soluzioni, questa è il suo valore in più».

Hakimi non corre il rischio di diventare un lusso, come è successo con Eriksen? Prima di arrivare all’Inter era uno dei due-tre esterni più forti d’Europa, ora sembra uno dei tanti e Conte ne fa a meno.
«I giocatori di qualità fanno fatica con Conte, che li riempie di regole. In questo senso Conte è l’opposto di Pirlo».

Cioè?
«Pirlo, essendo stato un campione, non ha voglia di mescolarsi con i giocatori, delegando la comunicazione a Baronio e Tudor, i suoi vice. Ma ora succede che loro non capiscono cosa vuole Pirlo. A Kulusevski e Arthur, per esempio, non è chiaro cosa fare per soddisfare l’allenatore. E i risultati li vedi, sono sbagliate le distanze. Arthur gioca in area sua come giocherebbe sulla trequarti»

Ultima domanda: Lazio e Atalanta hanno perso il passo. C’è qualche squadra - tra quelle di fascia media - pronte a rilevarne il ruolo?
«No, assolutamente no, ci sarà qualcuno che vince tre partite di fila e si affaccia nelle zone alte, ma ormai le squadre di vertice sono quelle».