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Sconcerti, Milan e Napoli continuano a marciare a ritmi sostenutissimi.
«Ho visto il Milan maturato, padrone del campo contro la Roma. Mi ha impressionato come i rossoneri saltassero con due passaggi il centrocampo avversario, con grande disinvoltura, certo, ma anche con grande cultura».

Ibrahimovic decisivo nelle azioni-chiave.
«Se Ibra si conferma questo allora il livello del Milan si alzerebbe parecchio».

E la Roma? Che impressione ti ha fatto?
«E’ una squadra che ha lo stesso limite dell’anno scorso: fatica contro le grandi. La Roma ha perso con Milan e Lazio e ha pareggiato con il Napoli. Quel limite che aveva la Roma di Fonseca, Mourinho non è riuscito a superarlo».

Il Napoli a Salerno ha faticato non poco.
«Sì, è stata una partita confusa, Spalletti era senza Osimhen e Insigne, ma il Napoli è una grande squadra. Il ruolino di marcia delle ultime 32 partite dice: 27 vittorie, 4 pareggi e una sola sconfitta tra Gattuso e Spalletti. Sono numeri impressionanti».

Spalletti se l'è presa molto con chi gli ha chiesto spiegazioni sul mancato utilizzo di Insigne.
«E’ un argomento che a Napoli è molto sentito. A Napoli anche dei sassolini diventano macigni. Spalletti, che si porta dietro la nomea di nemico di Totti, non vuole ripetere la stessa storia a Napoli e non vuole passare per il liquidatore di Insigne. Credo sia questo che l’ha fatto innervosire, ma credo anche che abbia intravisto la possibilità concreta di vincere il campionato».
E’ una lotta a tre?
«Credo di sì. Napoli, Milan e Inter. La differenza con il passato e con la dittatura della Juventus è che oggi non c'è una squadra di riferimento, ma due, due e mezza diciamo».

Cosa farà la differenza?
«Gli scontri diretti. E il Milan ne ha già giocati quattro, vincendone tre e pareggiando l’altro. E’ un grosso vantaggio. Il Napoli a dicembre avrà tutte le grandi una dietro l'altra e basterà pareggiare per perdere punti utili».

Juventus fine pena mai.
«Troppo facile prendersela con Allegri. Ha certamente le sue responsabilità, ma sbagliamo bersaglio se ci concentriamo su di lui. Il discorso a questo è punto è economico. 700 milioni di debito sono davvero tanti. Se per caso la Juventus non dovesse entrare in Champions è probabile che succeda qualcosa di grosso. La società è in chiara difficoltà. La Juventus in quattro anni ha cambiato quattro volte allenatori: Allegri, Sarri, Pirlo e di nuovo Allegri. Nessuno poteva immaginare una cosa simile, non è nella storia di questo club. Questa Juve è una squadra insipida, senza juventinità. Non ci sono dirigenti, c'è Nedved, ma è un solitario. Non c'è un dirigente di riferimento nella Juve. Non può esserlo Nedved? Non lo è Arrivabene, e neppure Cherubini. Questo spiega perché fai un contratto smisurato ad Allegri, quattro anni per 9 milioni netti all’anno. Quale dirigente della Juve può essere sicuro di esserci dopo Allegri? Nessuno credo, forse neppure Agnelli».

Che futuro può avere in questo campionato?
«Vincere lo scudetto no, ma in corsa per la Champions sì. La Juve non è una brutta squadra, ma è una non-squadra. E’ una squadra scombinata, non la rimetti insieme facilmente».

Nella fascia media della classifica c'è qualche squadra che ti ha impressionato?
«Certamente il Verona, mi piace molto. Mi sembra una squadra di Rangnick. Pressano altissimi, sprecano tantissime energie, per un’ora vanno a mille. Tudor lo fa con grande convinzione. Se alza il livello di competizione e gioca ai suoi ritmi per 70-75 minuti, allora può andare molto lontano. E poi lasciami dire una cosa su Caprari: ha 28 anni, ha ancora davanti 4-5 anni ad alti livelli, se fossi una grande lo prenderei subito».