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Continuo a pensare che Zeman sia un grande allenatore, credo anzi sia necessario un estremista del pensiero tattico del suo genere per ottenere progressi nel resto del calcio. Ma mi sento meno a mio agio con le sue certezze. Dire non cambio idea comunque vadano i risultati è un segno di coerenza ma anche di testardaggine, di arroganza, di sciocchezza pura. Bisogna sempre prendere atto delle cose che accadono a causa delle nostre decisioni, altrimenti non siamo coerenti, siamo incoscienti. Nè è da Zeman dire che non c’è gioco perchè è piovuto molto, come è successo a Parma e nel derby. Se si spiega il calcio con le calamità naturali, bisogna anche saperlo cambiare a seconda delle medesime. Sennò si è doppiamente incoscienti.
Io trovo che la Roma sia adesso una normale squadra di Zeman, con il secondo attacco e la peggior difesa. La differenza reti è più 2 in undici partite (Cagliari escluso), cioè niente. A Pescara è stata più 30. La Juventus è già adesso a quasi più 20. Può andare tutto bene così, ma può anche essere che funzioni meno e si possa trovare qualche idea migliore. E’ questo senso assoluto della verità che mi ha un po’ stancato. Questa mancanza della discussione come principio primo, come se discutere fosse blasfemo, inaccettabile, profano. Io adoro Zeman, ma adoro anche l’errore e il piacere di migliorarlo, adoro la discussione. Non pretendo che Zeman mi ascolti. Vorrei solo alzare il mio piccolo dito e dirgli che sono sfinito dalla sua grandezza.


Di Mario Sconcerti da corriere.it