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La Federazione ha deciso, altri, semmai non lo hanno fatto: l’Inter e Moratti che avrebbero potuto rinunciare alla prescrizione, la stessa Juve che pure non ha mai chiesto di entrare in possesso delle telefonate alla base della vicenda, le scelte di coloro che hanno indagato e che non hanno preso in considerazione quelle intercettazioni. Sarà ricca di spunti, anche considerevolmente polemica la «relazione politica » che il presidente federale, Giancarlo Abete, lunedì prossimo consegnerà ai membri del Cf. La metterà a punto nel fine settimana. Le ultime bordate torinesi non lo hanno sorpreso. Le accelerazioni polemiche a via Allegri sembrano in qualche misura figlie dei non esaltanti risultati sportivi delle ultime due stagioni. Allo stesso modo non ha sorpreso la conferma del ricorso alle vie legali, una via, viene sottolineato, percorsa dalla Juve recentemente anche sui diritti televisivi, senza particolare successo. La Federazione, insomma, è convinta di poter consegnare agli atti una delibera giuridicamente inattaccabile (ci hanno lavorato gli avvocati Gentile, Medugno e Gallavotti). Sarà un atto estremamente tecnico perché dovrà servire «per tutelare la Federazione in eventuali successivi giudizi extrasportivi ».
 
CHIAREZZA -Ma se la delibera sarà un do­cumento per esperti legali, la «relazione politica» si rivolgerà a un pubblico più va­sto. In quella Abete distillerà critiche e valutazioni. Soprat­tutto un concetto: sul caso non c’è stato«nessun atteggia­mento da Ponzio Pilato o decisione di non decidere».Al contrario, la Fe­derazione ha deciso di«rispettare le norme vigenti».Ricostruirà, Abete, tempi e modi. Il presidente precise­rà che su questi fatti la prescrizione è scattata il 30 giugno del 2007 e che la magistratura ordinaria ha provve­duto al rinvio a giudizio solo nove giorni dopo. Che non risulta che que­ste telefonate siano mai state richie­ste dalla Juventus; al contrario, il procuratore federale, Stefano Palaz­zi, cominciava a lavorare sin dal 1° aprile del 2010, dopo le prime notizie di stampa, ottenendo le «trascrizionivalidate» soltanto il 21 aprile. Che l’interesse si è incentrato su Moratti e sull’Inter ma che in realtà sono coinvolte altre otto società (Cagliari, Chievo, Palermo, Udinese, Vicenza, Empoli, Livorno e Reggina) e 14 tes­serati (Cellino, Luca Campedelli, Fo­schi, Spalletti, Gasparin, Governato, Corsi, Foti, Spinelli, Pairetto, Bergamo, Mazzei e Lanese).
 
MOTIVAZIONI -Sopra­tutto Abete dirà che il Cf è un organo politi­co non di giustizia, pertanto non ha pote­ri sanzionatori (la censura è sanzione), come sottolinea­to da numerose e recenti pronunce dell’Alta Corte. Ribadirà che non è possibile la revoca dello scudetto vi­sto che viene assegnato dalla classi­fica e non da un atto amministrativo (e questo principio seguì anche Gui­do Rossi). Spiegherà, il presidente, che la prescrizione è un diritto ma vi si può anche rinunciare (riferimento a Moratti). Evidenzierà il disagio che è derivato dall’andamento delle in­dagini, da quelle telefonate emerse in un secondo tempo e solo sotto lo stimolo degli avvocati di uno degli imputati nel processo di Napoli, Lu­ciano Moggi.
 
DIRITTI -Ieri Abete ha cominciato a spiegare i motivi della sua scelta. Lo ha fatto con due, tre consiglieri che lo hanno contatatto telefonicamente e con un paio che sono passati da via Allegri. Ha sottolineato che ci sono dei diritti che andavano rispettati. Ha spiegato che la strada seguita per le radiazioni, cioè una norma ad hoc con la creazione di un vero e proprio processo (primo e secondo grado) non lo si poteva seguire in questo caso per­ché mentre quella soluzione ha garanti­to a Moggi, Giraudo e Mazzini il di­ritto alla difesa, questa volta avreb­be negato agli accusati un diritto, il diritto alla prescrizione. E a chi gli ha ricordato il lontano precedente del 1927 legato all’intervento di Ar­pinati, ha sottolineato da un lato la lontananza rispetto alla cultura cer­to non democratica dell’epoca e dal­l’altro che in quel caso la scelta ri­guardò un campionato ancora in corso. Infine, ha spiegato che una tra le persone coinvolte, Giacinto Fac­chetti, non avrebbe potuto difender­si in quanto, nel frattempo, venuta a mancare.