234
Ricordate la canzone presentata al Festival di Sanremo da Elio e le Storie Tese? Si intitolava “La Terra dei cachi” ed era un motivo ferocemente irridente di ciò che era I’Italia degli Anni Novanta. Da allora sono trascorsi ventiquattro anni e le cose sembrano essere drammaticamente peggiorate

Il momento storico che stiamo vivendo, a livello planetario, è tra i peggiori tra quelli che abbiamo conosciuto. Le stesse due grandi guerre, tragico patrimonio per i nostri nonni, ebbero come dire “un senso” seppure devastante sotto il profilo della sragione umana. Esisteva, insomma, un ordine nel disordine e netti distinguo tra buoni e cattivi. Oggi il caos è ingovernabile e per certi versi inspiegabile.

Sicuramente riesce complicato se non impossibile trovare una ragione minimamente accettabile all’incontro-scontro avvenuto in queste ore tra i rappresentanti del Governo e i responsabili delle Regioni sul delicatissimo tema della riapertura delle scuole che ufficialmente dovrebbe avvenire tra diciotto giorni. Nessuno di coloro i quali dovrebbero gestire e disciplinare un evento così nevralgico per la nostra società è d’accordo con l’altro. Trasporti dei ragazzi disciplinati da regole precise per la salvaguardia della loro salute.
Mascherine indispensabili per fronteggiare eventuali contagi da Covid-19. Controllo della temperatura corporea prima dell’ingresso negli istituti. Personale sanitario a disposizione per la necessaria vigilanza. Reclutamento di quei trentamila insegnanti che mancano. Tempo e durata delle lezioni in presenza. Non uno solo di questi punti ha trovato intesa univoca tra Governo e Regioni. L’unica certezza, da “Terra dei cachi”, è quella che i nostri ragazzi potranno contare sui banchi con le rotelle peri quali sono state spese cifre folli e che potrebbero servire a trasformare le classi in piste da autoscontri del Luna Park.

Sarebbe interessante chiedere a Elio e ai suoi compagni in che modo intitolerebbero, oggi, una eventuale nuova canzone ispirata sulla falsarìga di quella scritta. Ho buone ragioni per credere che non otterrebbe il visto dall’ufficio della censura. Che tristezza, però. O no?

@matattachia