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Fatico a credere in ciò che leggo. Da lunedì prossimo non soltanto gli appassionati di cinema e gli amanti del teatro potranno tornare a frequentare le sale, ma i nostri figli avranno la possibilità di andare a ballare nelle discoteche che ufficialmente potranno riaprire per decreto governativo. A questo punto è legittimo chiedersi se, per caso, la pandemia che non abbiamo ancora sconfitto, come dicono i dati i quali quotidianamente riferiscono di casi positivi e di decessi, non abbia lasciato inquietanti strascichi nella mente di coloro che sono chiamati a decidere sul ritorno alla normalità. In soldoni, ho l’impressione che l’auspicato “risorgimento” tanto atteso da tutti sia stia rivelando un pericoloso gioco alla roulette russa.

Passi pure, con qualche riserva, la disposizione che offre l’opportunità a tutti gli operatori e ai lavoratori dello spettacolo di tornare a esercitare le loro professioni. Ma la riapertura delle discoteche mi pare rappresenti una scelta perlomeno scellerata. I gestori dei locali per il divertimento, al pari di ciascun lavoratore, hanno il pieno diritto di rivendicare la salvaguardia delle loro aziende. Ma il solo pensiero di assistere a migliaia di giovani che, la sera, si riuniscono ber bere e per ballare è da brividi.

La disposizione precisa che i ragazzi dovranno mantenere, anche sulla pista da ballo, due metri di distanza l’uno dagli altri. Chi ha scritto questa regola non sa quello che dice. Ma ve li vedete i nostri ragazzi, magari dopo uno shottino, che tentano di divertirsi in “disco dance” o in “hip hop” con il metro in mano? E con i tradizionali “lenti” da mattonella, sempreverdi per “caricare” e per flirtare, come la mettiamo? Tanto varrebbe per loro restare a casa e ballare davanti al computer su “Skype”. Francamente mi sembra una follia allo stato puro che può soltanto provocare danni collaterali non indifferenti.
A questo punto, sragione per sragione, mi chiedo e vi chiedo per quale ragione se i nostri figli potranno andare in discoteca per bere, ballare e tirare tardi ai loro padri e madri appassionati di pallone non debba essere concesso il diritto di andare allo stadio per assistere alla partita dal vivo anziché in televisione. Peraltro sarebbe certamente meno rischioso perché, rispettando il distanziamento da seduti, al massimo ciascuno potrà saltare in piedi per esultare al gol della propria squadra. Senza baci o toccamenti assortiti.

@matattachia