Tra campo e futuro societario, sono giorni di profonda riflessione in casa Milan. In primis sulla squadra, eliminata giovedì dall'Europa League dopo la brutta e discussa sconfitta subita contro l'Olympiacos. Ma anche sulle sanzioni arrivate venerdì dall'Uefa per il mancato rispetto dei parametri imposti dal Fair-play finanziario per il triennio 2014-2017.

RIFLESSIONI IN CORSO - Tra le misure imposte dall'organo di governo del calcio europeo, non è tanto la multa da 12 milioni di euro a preoccupare, quanto l'obbligo di ottenere il pareggio di bilancio entro il 30 giugno 2021. Nell'ultimo bilancio, presentato lo scorso ottobre, sono state registrate perdite per 126 milioni. Una cifra alta, difficilmente ripianabile in due anni e mezzo, anche se il Milan dovesse centrare la qualificazione alle prossime edizioni della Champions League e aumentare i ricavi da marketing e sponsorizzazioni.

I MOTIVI PER IL RICORSO - Dirigenti e avvocati del club rossonero stanno studiando nel dettaglio le motivazioni e l'ipotesi di un ricorso è sempre più probabile. Le sanzioni riguardano un trienno in cui non era Elliott a guidare la società e per questo motivo vengono ritenute eccessive nei confronti di una proprietà che, invece, nei primi mesi di gestione ha dimostrato di voler rilanciare e aumentare il valore del Milan. La speranza è che il Tas, come già fatto lo scorso luglio, accetti il ricorso e porti l'Uefa a rianalizzare il caso e infliggere sanzioni meno severe.