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Un compleanno da festeggiare in Galles. Questo è il presente di Francesco Serafino, attaccante italiano che compie oggi 22 anni. Due gol e due assist in quattro partite con il Bangor City, una delle squadre più importanti del Paese ma retrocessa in seconda divisione gallese per problemi extra calcistici. Un passato in giro per l’Europa, con l’esperienza in Argentina al Boca Juniors che gli rimarrà sempre nel cuore. Lui come Daniele De Rossi, dall’Italia all’Argentina. Qualche anno prima.

Francesco, raccontaci la tua storia.
“Ho iniziato nel Fuscaldo, la squadra del mio paese. Nel 2007 passo alla Reggina, poi a 11 anni entro nel settore giovanile della Roma grazie a Bruno Conti. Mio padre doveva andare in Sudamerica per lavoro e così l’ho seguito: qualche problema con i documenti, poi arriva il Boca Juniors che mi mette sotto contratto con le giovanili”.

Che esperienza è stata?
“Fantastica, indimenticabile. Due anni vissuti in pieno, nei quali vivevo praticamente nel centro sportivo, lì facevo pranzi e cene. Non ho mai giocato alla Bombonera perché ai tempi ero nelle giovanili, ma già solo allenarmi lì dentro è stata un’emozione unica.

Tra i tuoi compagni c’era anche Rodrigo Bentancur.
“E’ un ragazzo umile. Anche lui, come me, all’inizio ha avuto problemi con i documenti essendo uruguaiano e non ha potuto giocare fin da subito. Ma si vedeva già da piccolo che sarebbe stato un gran giocatore: era intelligente e con un fisico importante”.

Cosa pensi della scelta di De Rossi di andare al Boca?
“Ha fatto la cosa giusta, i tifosi si sono già innamorati di lui. In campo ha dimostrato di lottare per la maglia che indossa. Con la sua grinta, rispecchia in pieno l’atteggiamento che hanno i sudamericani”.

Vi siete incrociati ai tempi della Roma?
“Avevo dieci anni e mi emozionavo ogni volta che lo vedevo allenarsi a Trigoria. Lui, Panucci, Totti… c’erano tanti campioni, per rispetto non mi sono mai avvicinato.  Non mi scorderò mai quando una volta Totti arrivò con l’elicottero in campo insieme alla famiglia. Vedere De Rossi con la maglia del Boca mi fa un effetto strano”.

L’hai visto il suo debutto con gol?
“Insieme a mio padre. Quando ha segnato ci siamo abbracciati, non volevo crederci. Un italiano che segna con quella maglia, sembrava una magia. Un po’ mi sono rivisto in lui”.

Andrai a vederlo a Buenos Aires?
“Sì, sicuramente. Una volta all’anno torno sempre in Argentina, lì ho lasciato tanti amici e qualche cugino. Andrò allo stadio e… gli chiederò anche la maglia”.

Che consigli gli daresti te che hai già vissuto l’ambiente Boca?
“Ormai penso che si sia adattato benissimo in quel mondo, anche grazie all’aiuto dell’ex compagno Burdisso. E poi credo che i suoi compagni abbiano il massimo rispetto per un Campione del Mondo”.

A 22 anni sogni ancora di arrivare nel grande calcio?
“Per forza, è lo stimolo che mi spinge ad andare avanti. Avrei potuto mollare mille volte, ma ci ho sempre creduto e continuerò a farlo. Bisogna sognare sempre in grande”.

Vorresti tornare in Italia?
“L’importante per me é giocare a calcio, dare sempre il massimo ed essere felice con lo sport che amo. A prescindere dal Paese in cui mi trovo”.

@francGuerrieri