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È stata la squadra col palleggio più evoluto, nello scorso campionato. Più armonioso e flessibile. Fino alla quindicesima giornata era, per gioco e posizione in classifica (primo posto), una non sorpresa sorprendente. Non sorpresa perché il connubio di Spalletti con la rosa tecnica del Napoli lasciava presagire uno sviluppo intrigante quanto a stile di gioco sulla base di una affinità teorica molto forte. Però il Napoli dello scorso anno è stato anche sorprendente (penso ad esempio all’impatto del nuovo acquisto Anguissa, alla valorizzazione di Rrahmani, al rilancio di Lobotka e Fabian…), almeno fino all’insorgere di tre eventi che, malgrado un certo rendimento tenuto con fatica, hanno determinato comunque delle flessioni decisive e compromettenti: la frattura dello zigomo di Osimhen (guarda caso poco prima della quindicesima), la Coppa d’Africa nei mesi di gennaio e febbraio (con uno strascico di malumori e polemiche arrivato fino a pochi giorni fa) e l’assenza di un giocatore chiave come Di Lorenzo nel mese clou di aprile. Insomma, limitarsi a considerare solo l’apparentemente piccolo miglioramento in classifica, dal quinto posto di Gattuso (20/21) al terzo finale di Spalletti (21/22), significa ignorare tanto del calcio visto nell’ultimo biennio al Maradona. Ora però il Napoli si appresta a iniziare il secondo anno di Spalletti senza potergli garantire la certezza di aver in mano una rosa migliorata. Il che per un allenatore del suo calibro è strano. Di solito il secondo anno rappresenta il momento in cui i disegni di un allenatore importante convergono e si intrecciano con quelli della società, con l’intento condiviso di migliorarsi e basta. Così mi pare stia avvenendo per Sarri alla Lazio, o ancor di più per Allegri alla Juventus. Qui invece si sta a metà fra la fine di un ciclo e il potenziamento della rosa, c’è una certa ambiguità di fondo. Non si capisce ancora bene come andrà a finire. Potrebbe anche rivelarsi un grande mercato, al netto delle pur dolorose e impopolari perdite di Koulibaly in primis, Ciro Mertens, Insigne, e forse ora addirittura Fabian, per tacere del portiere Ospina. Fa impressione scriverlo, ma non si sa mai nel calcio. 

KOULIBALY INSOSTITUIBILE?- Tutti in fondo pensiamo che Koulibaly (passato al Chelsea) sia insostituibile. Kim, il sudcoreano classe ’96 chiamato a sostituirlo sul centrosinistra della linea a quattro di Spalletti, per quanto possa far bene o al limite strafare, al momento ha numeri inferiori in molte voci fondamentali. Non è solo la fama a distanziarli. Questo però non significa che non possa essere una pedina a suo modo affidabile e funzionale. Non si migliora solo coi mostri sacri.



AL POSTO DI INSIGNE UN GEORGIANO: KK 77 - Lo chiamano così un po’ perché queste sigle imperversano dai tempi di Ronaldo il Fenomeno, un po’ perché nel caso del georgiano il suo nome e cognome sono altamente impronunciabili: Khvicha Kvaratskhelia. Potete chiamarlo anche Kvara se siete in vena di compromessi o più semplicemente vi suona meglio. In ogni caso è lui il sostituto di Insigne, l’uomo incaricato di rappresentare quella funzione lì, da esterno offensivo di sinistra. È più elettrico e scattoso dell’ex numero 24 partenopeo, che negli ultimi tempi si prendeva delle belle pause. Più imprevedibile nel dribbling, può andarti via a destra come a sinistra. Ma anche col 'tiraggiro' non dovrebbe cavarsela male. Non siamo ai livelli ossessivi del predecessore, questo è chiaro. Al momento segnalo solo un ‘crossaggiro’ per Lozano molto bello, contro l’Adana Demirspor di Montella e Balo.



Anche Kvara avrà il compito di legare i reparti, non bisogna pensare a un dribblomane che se ne sta coi piedi sulla linea del fallo laterale in attesa di un cambio di gioco.  Ecco un’azione contro il Perugia di Castori (Serie B) su a Dimaro che ci mostra alla perfezione cosa deve essere un esterno moderno. Su una struttura di sviluppo del 4-3-3, coi terzini in massima ampiezza (Mario Rui e Di Lorenzo), Kvaratskhelia entra dentro il campo a ricevere da Lobotka un pallone fra le linee.



Subito lo apre verso Fabian, la mezzala sinistra, chiedendogli una triangolazione che riceve puntualmente di prima.

E da lì vola in picchiata verso la porta servendosi di nuovo di una sponda laterale, stavolta interna (la punta del tridente Osimhen).



Controllo di coscia e tiro al volo sul secondo palo.



4-3-3 O 4-2-3-1? RASPADORI E IL CHOLITO… -  Finora è sembrato che il Napoli stesse virando definitivamente verso il 4-3-3. Sappiamo che il modulo a tre attaccanti e tre centrocampisti in realtà non è una novità assoluta per Spalletti in generale né tanto meno per gli azzurri in particolare (vedi Sarri prima e Gattuso poi). L’anno scorso infatti oscillava fra questi due sistemi a seconda del momento. Non è che cambi tanto se il giocatore che balla fra il ruolo di mezzala e trequarti è Zielinski. È chiaro che le voci concomitanti su Raspadori (in possibile entrata) e Fabian (in possibile uscita) fanno pensare che il 4-2-3-1/4-2-4 resti una soluzione praticabile anche quest’anno. Anche perché a Spalletti piace tanto. E poi, ripeto, la frequentazione di un sistema non esclude la conoscenza e alternanza con l’altro.



Dovesse approdare al Napoli, sono due e non tre (come a volte si racconta) i ruoli giusti per Raspadori. O seconda punta-trequartista o prima punta (vice Osimhen). Non l’esterno. Con Dionisi si è specializzato sotto un centravanti fisico come Scamacca, mentre l’anno prima con De Zerbi faceva volentieri il 9, alternandosi con Caputo. Sopra lo vediamo contro l’Inter nella gara di ritorno del campionato 21/22, sotto nell’amichevole recente contro il Reims, poco prima di andare in rete, servito da Ceide. Ma se il Napoli, salutato Petagna, chiude per Simeone (altro nome importante per l’attacco di Spalletti), il vice Osimhen lo farà il Cholito, non Raspadori, che allora verrebbe preso tendenzialmente come seconda punta, ma all’occorrenza anche come 9 ‘diverso’ dagli altri due, un centravanti più incline alla manovra, più adatto a fraseggiare nello stretto. 



 



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