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Il caso ha voluto, o meglio, il posizionamento finale dello scorso anno impone che dopo la presentazione del precampionato e del progetto hollywoodiano della Roma, ora tocchi alla Lazio. La Lazio quinta, che per 6 punti ha mancato la zona Champions alla prima stagione del Comandante Sarri. Ora, alcuni giocatori biancocelesti intervistati questa estate hanno ammesso candidamente di sognare il quarto posto. Il che presuppone evidentemente un upgrade. In questo articolo cercheremo di capire se, a prescindere dallo scarso rumore mediatico prodotto dal mercato laziale (anche per effetto del volume altissimo dei botti della Roma), il sarrismo si sia effettivamente aggiornato. 

LA DIFFERENZA DEL ‘SARRI 2’ - Rumore o non rumore, nei fatti la Lazio è stata molto attiva. A parte il colpo Cancellieri, destinato a inserirsi nella batteria degli attaccanti, va detto che i cambiamenti principali investono soprattutto gli altri due reparti. Parliamo di ruoli chiave per il gioco che ha in testa Sarri. L’anno scorso è stato fondamentalmente un anno di transizione fra il sistema a tre di Inzaghi e il suo 4-3-3, con l’introduzione della difesa a quattro e l’ortodossia della zona. Ma gli interpreti erano ancora quelli di Inzaghi, dietro, fatta eccezione per il talismano Hysaj (oggi in esubero). È stato l’anno dell’oddio come farà Lazzari ad adattarsi, giusto per intenderci. Oddio come faranno Leiva e Radu. L’estate scorsa, in sede di mercato, si era data priorità agli esterni d’attacco, visto che nel 3-5-2 non erano previsti. In questa sessione invece le operazioni della Lazio si sono concentrate soprattutto sui centrali (Romagnoli, Casale, Gila), probabilmente perché Sarri vede in questi giocatori caratteristiche più adatte ai movimenti di reparto richiesti, ma anche sul tema della costruzione e del palleggio (i portieri bravi coi piedi Maximiano e Provedel, e ovviamente il regista dezerbiano Marcos Antonio). Aggiungiamoci il ricongiungimento con Vecino, ed ecco qui una delle nuove possibili Lazio. 



Potete mettere Casale al posto di Gila (che viene dalla seconda squadra del Real Madrid…), o Basic al posto di Vecino, dato che Luis Alberto si è impuntato ancora... Ma insomma il volto 22/23 della Lazio, scoperto nel secondo tempo dell’ultima gara precampionato (quella contro il Valladolid), dovrebbe essere più o meno questo. 

COSA MANCA? - In realtà si sta cercando ancora un terzino sinistro (Emerson Palmieri il preferito) e il vero successore di Luis Alberto, che potrebbe essere un altro giocatore del Verona, il terzo dopo Cancellieri e Casale, ovvero Ilic. Sembra infatti che per lui Sarri straveda. Ilic, un po’ come Basic, rispetto allo spagnolo interpreterebbe il ruolo di mezzala sinistra in maniera più dinamica. Un pizzico in più di freschezza e moto perpetuo a scapito della fantasia tormentata del Mago. Ci sta, è una bella idea. Lo stesso Basic ha fatto un precampionato promettente in questo senso.



IL PLAY: MARCOS ANTONIO CAMBIA LA LAZIO - Infine veniamo al cuore del cambiamento: il nuovo play, Marcos Antonio. È alto un metro e sessantasei ma ha il compito di alzare esponenzialmente il numero di passaggi della Lazio. Spetterà a lui velocizzare e rendere più sistematico il tiki-taka di Sarri. È una contaminazione dezerbiana nel 4-3-3 sarrista. Dopo tanto tempo, il Comandante ritrova un vero palleggiatore. Era dai tempi di Jorginho che non ne vedeva uno del genere. Qual era e qual è il limite della costruzione della Lazio senza Marcos Antonio? Questo qui sotto ripetuto nel primo tempo di Valladolid, con il pur bravo Cataldi come vertice basso.


La ricerca prevedibile e scolastica delle mezzali sotto pressione, che spesso porta a una palla persa (nel caso sopra, Monchu la toglierà a Milinkovic arrivando poi al tiro). Succedeva anche nella Juve di Sarri, questa cosa qui, e nonostante Pjanic. Anzi, accadeva tanto spesso proprio perché Pjanic non riusciva a fare fino in fondo il Jorginho della situazione. Un po’ come Leiva lo scorso anno e lo stesso Cataldi. Marcos Antonio invece, al pari del regista azzurro, cerca sempre di offrire al compagno una linea di passaggio, anche in un fazzoletto di campo. Più si va nello stretto, più si vede il palleggiatore specializzato.



Sono questi mini movimenti che fanno tutta la differenza del mondo fra una costruzione dal basso solamente abbozzata, di facciata oserei dire, e una invece sistematica, autentica. Ecco, Marcos Antonio arriva per autenticare il sarrismo. Portarlo dalla potenza all’atto. Tanto nella coerenza di questi smarcamenti continui a vantaggio del compagno pressato, quanto nella qualità manifesta del passaggio ‘costruttore’, di gran lunga più veloce e pulito della media. 



QUESTIONI APERTE - In coda a questa presentazione, bisognerà pur parlare anche delle questioni aperte, un eufemismo per indicare i possibili problemi all’orizzonte. Nel precampionato la Lazio ne ha presi addirittura 4 dal Genoa retrocesso, una sconfitta che ha fatto questa sì un po’ di rumore. Anche perché Sarri schierava Romagnoli e Casale dal primo minuto, dietro, ossia la coppia che si suppone debba essere quella titolare (ma occhio a Gila…). Al di là dello stato di forma, tanto Casale quanto Romagnoli vengono da allenatori (rispettivamente Pioli e Tudor) che richiedono alle volte cose opposte a quelle che chiede Sarri. Per Casale si tratta proprio di un salto in un reparto che funziona praticamente al contrario, anche perché lui al Verona giocava a tre. Sicché la storia del tempo necessario per imparare i principi difensivi sentita l’anno scorso, potremmo (nello scenario peggiore) risentirla anche quest’anno, visto che i centrali comunque sono nuovi. Merita infine di essere attenzionata la (definitiva?) sostituzione di Luis Alberto, nonché l’impiego di Cancellieri da prima punta, in qualità di vice Immobile.