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Dopo aver analizzato ieri l’Atalanta, continuiamo il nostro percorso di aggiornamento ‘tattico’ mettendo sotto la lente di ingrandimento la Fiorentina, squadra arrivata al settimo posto nella scorsa stagione e che ha mostrato spesso un calcio spregiudicato, fra i più arrembanti del panorama italiano, con un’ intensità al limite della frenesia. Vincenzo Italiano è così, prendere o lasciare. I tifosi viola prendono volentieri, sia chiaro: è stato lui a risollevare il club riportandolo in Europa a suon di gol, pressing e sovrapposizioni dei terzini. La Fiorentina è riuscita a centrare l’obiettivo nonostante la partenza di Vlahovic a gennaio, un’operazione dolorosa che al momento non ha trovato sbocchi convincenti né da una parte (Dusan alla Juve) né dall’altra (la Fiore senza Dusan). Cabral ha fatto intravedere qualcosa, ma non ha stregato nel girone di ritorno, perciò si attende ancora una qualche verità sul suo conto, non solo colpi estemporanei come la rovesciata contro il Real Vicenza in questo precampionato. Così è stato preso Jovic, mica uno qualunque. Nondimeno serpeggia sempre qua e là il timore che non sia più quello di Francoforte, dopo aver ammirato dalla panchina le giocate divine di Karim Benzema a Madrid. Normale deprimersi o più semplicemente giocare poco di fronte a tanta incomparabile maestria. È probabile che servirà del tempo anche a lui, deve riprendersi fisicamente e mentalmente. Intanto però questa estate sono usciti anche altri due giocatori chiave della Fiorentina che ha conquistato la Conference: Odriozola, il terzino destro, e Torreira, il vertice basso del 4-3-3. La partenza di quest’ultimo ha fatto infuriare la piazza, ma il ds Pradè giura che si è trattato di una scelta tecnica, quindi una scelta condivisa dall’allenatore. Suona strano che il centrocampista più prolifico della rosa venga ‘fatto fuori’ per scelta tecnica. Eppure, così è stato detto. Ora cercherò di esporvi, non senza aver dovuto superare qualche perplessità iniziale, i motivi per cui alla fine credo anch’io a questa versione della dirigenza viola. La Fiorentina non è affatto peggiorata. Anzi…  

SENZA TORREIRA È IL PANICO? - A questa domanda rispondo con una bella provocazione: no, ci pensa Mandragora. In realtà il nuovo acquisto proveniente dal Torino, oltre ad essere diverso dall’uruguaiano e a non poter soddisfare col suo nome le aspettative di una tifoseria per forza di cose ancora scossa dalla perdita dell’ex Arsenal, non è chiamato a fare il titolare. Per quello c’è Amrabat, che ha finito il campionato scorso in forte crescita, ricordando quasi il giocatore apparso a Verona. Se ritorna quello, è un vertice basso molto funzionale per il centrocampo di Italiano. E questa coppia di mediani, alternandosi in quel ruolo, potrebbe anche bastare se in compenso si aggiunge più qualità in una delle due mezzali del 4-3-3. 



Tanto Mandragora quanto Amrabat vengono dalla scuola Juric. Torna comodo a Italiano, visto che anche lui insiste molto sulla pressione alta, avere due centrocampisti centrali dalla fisicità e dal passo simile, e con alle spalle un maestro comune. Pazienza per Torreira, non si casca mica male però. Sopra e sotto vi riporto due recuperi speculari effettuati contro Trento e Triestina rispettivamente da Mandragora e Amrabat in questo precampionato. Vedete come si alza in pressione il vertice basso del 4-3-3 di Italiano mentre la squadra avversaria tenta di costruire dal basso. È tipico. 



SERVE UNA MEZZALA DI QUALITÀ - Chiaro, sia Mandragora che Amrabat non sono certo due play visionari, ma se è per questo nemmeno Torreira. Prima però è stato introdotto l’argomento della compensazione. Si è parlato di qualità ma appena più avanti, ad altezza mezzali. Se proviamo a elencare i centrocampisti più offensivi della Fiorentina ci accorgiamo presto che il solo Bonaventura è ‘diverso’. Gli altri sono tendenzialmente dei buoni giocatori, ma soprattutto dei gran corridori, lo stesso Castrovilli che potrebbe passare per un 10, in realtà è più un 8. Si richiede uno step ulteriore giunti a questo punto. Ci sono Duncan, Maleh, Castrovilli (che deve tornare dall’infortunio), adesso c’è Zurkowski (che bisogna vedere se rimarrà o meno alla Fiorentina), e il giovane Bianco. L’unico in reparto con le giocate da 10 è Bonaventura. L’altro per intenderci è Saponara, che però ormai fa l’esterno in pianta stabile a sinistra.  
Sicché forse per alzare l’asticella servirebbe un aggiornamento della funzione svolta saggiamente da Bonaventura,  ma si potrebbe pensare anche a una convivenza super tecnica (due fantasie nei tre di centrocampo), visto che dietro copre Amrabat. Ed ecco che si fanno soprattutto due nomi di trequartisti, spendibili alla Fiorentina sia come mezzali che come esterni creativi eventualmente. C’è l’affare/scommessa Bajrami, da strappare all’Empoli, oppure, direi ancora meglio, il sogno Lo Celso. 



Uno che abbia i guizzi, che veda filtranti come questo qui sopra per Lautaro in nazionale. Perché alle volte la Fiorentina dello scorso anno si ostinava a far girare la palla da una parte all’altra del fronte d’attacco davanti a difese chiuse, e poi finiva spesso per buttare dentro dei cross quando ormai non c’era più Vlahovic. Non che Jovic o Cabral non abbiano il colpo di testa, però forse vanno serviti anche diversamente, un pochino di più tramite le combinazioni nello stretto, rasoterra. E Lo Celso è uno che sa come andarsi a posizionare per ricevere nel fitto.


JOVIC - Per tornare a Jovic, la classe è lì, non se n’è andata. Italiano penso possa essere l’allenatore giusto per riattivarlo. È come in stand by, Jovic, il che è sempre un filino pericoloso. Quello che sta senz’altro facendo il tecnico della Fiorentina è mettergli attorno un sistema che produce occasioni su occasioni da gol. Perché a un attaccante piace vivere in quel mondo.



Jovic deve ritrovare la forma fisica ma forse soprattutto l’autostima e la fame, quel piglio da goleador che aveva a Francoforte. Nelle amichevoli finora ha mostrato ottima tecnica, morbidezza negli appoggi, belle combinazioni coi compagni. Si vede che è forte. Ma l’occhio è ancora un poco spento. Forse è il suo carattere, forse è solo una sensazione e mi sto sbagliando, prendete tutto con le molle. Certo è che i presupposti per tornare a divertirsi giocando a calcio a Firenze ci sono, e il gol al Betis è un bel segnale. Poi non dimentichiamoci di Saponara, Gonzalez, Sottil (sta andando forte), del talento di Ikoné… A proposito del francese, guardate in questa sequenza che bel movimento e con che bel colpo di tacco ha messo in porta il serbo. 



E AL POSTO DI ODRIOZOLA? - Inoltre sulla fascia destra le occasioni per Jovic e Cabral verranno costruite dal successore di Odriozola, lo straripante Dodô appena uscito da un corso intensivo di dezerbismo. Il terzino brasiliano infatti arriva dallo Shakhtar allenato nell’ultimo anno proprio da De Zerbi. Se avete presente Odriozola e l’utilizzo incessante che ne faceva Italiano in proiezione offensiva, allora resterete colpiti dalla personalità, dalla tecnica e dai polmoni di Dodô. Anziché spronarlo continuamente ad andare, come faceva spesso con Odriozola, Italiano in questo caso dovrà solo limitarsi a frenarne l’esuberanza tipicamente brasiliana. Ma perché poi frenare uno così?