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Una decisione destinata ad alimentare ulteriormente le polemiche, in un periodo in cui la pandemia da Covid-19 è tornata ad essere un problema al primissimo posto nell'agenza nazionale e che sta già avendo importanti ripercussioni sul mondo del calcio e sul regolare svolgimento del campionato di Serie A. La decisione della Lega di varare la riduzione degli ingressi degli spettatori nei turni del 16 e 23 gennaio, per un totale di 5.000 unità, può apparire come un messaggio di buona volontà in vista dell'imminente incontro con le altri componenti del mondo dello sport e dei principali rappresentanti del Governo Draghi per trovare soluzioni condivise che consentano di condurre in porto l'attuale stagione.

Una scelta arrivata a qualche ora di distanza dalla telefonata intercorsa tra il nostro primo ministro e il presidente della Federcalcio Gravina per affrontare le ipotesi per provare ad arrestare la diffusione dei contagi, tra cui era emersa anche quella di una chiusura degli stadi. Una scelta vista non di buon grado dalle società, che tante perdite economiche hanno accusato nel periodo più duro della pandemia e che vorrebbero scongiurare in ogni modo a soli 6 mesi dal ritorno ad un principio di normalità. La scelta di limitare a 5.000 le presenze sugli spalti, dopo che nei giorni scorsi era stata adottata giù una misura limitativa come il passaggio dal 75% al 50% della capienza, rischia inoltre di creare squilibri tra quei club che utilizzano impianti più piccoli e con quelli che disputano le loro partite in stadi di dimensioni maggiori.
GLI SQUILIBRI - Per fare un esempio pratico, il Venezia che il prossimo 16 gennaio ospita l'Empoli al "Penzo" - impianto da quasi 10.000 spettatori a capienza massima - vedrà paradossalmente entrare più tifosi di quanto non consentirebbe l'attuale soglia del 50%, coi suoi 4988 ammessi. Registrando comunque un impatto a livello di introiti ben diverso da quello dell'Atalanta (per fare un altro esempio). Che si troverà  ad accogliere l'Inter, nel posticipo domenicale del 22°turno, in un Gewiss Stadium che dai potenziali 10.000 spettatori passerà a un ulteriore dimezzamento, con relative perdite.

MILAN, DOPPIA BEFFA - Chi andrà incontro alla beffa maggiore è indubbiamente il Milan
che, nei turni di campionato interessati dal nuovo provvedimento, affronterà in sequenza Spezia e Juventus a San Siro. Va da sè che uno stadio come il "Meazza", che al 100% di capienza registra circa 80.000 spettatori e che al 50% arriverebbe comunque a 40.000, con questa misura drastica avrà effetti dirompenti sugli incassi prossimi del club rossonero. Soprattutto in una sfida sentitissima come quella contro i bianconeri, in cui sarebbe stato verosimilmente stabilito il "tutto esaurito" seppur coi limiti del caso. Se utilizzassimo come parametro i 56.608 presenti al derby dello scorso 7 novembre (capienza al 75%), che fece registrare un guadagno al botteghino di quasi 5 milioni di euro e volessimo pure immaginare che col 50% consentito si sarebbe potuta toccare una cifra di circa 3 milioni, è un calcolo piuttosto semplice immaginare cosa succederà con appena 5.000 spettatori. Senza contare che la prossima sfida di Supercoppa tra Inter e Juventus, programmata per il 12 gennaio e dunque appena prima dell'entrata in vigore, vedrà ancora la possibilità di un San Siro pieno a metà. Un bel pasticcio, non c'è che dire.