Quando l’aquila Olympia ha dato uno strappo al cerimoniale posandosi a metà giro sulla pista dell’atletica anziché sul solito trespolo al centro del campo, si è capito che qualcosa sarebbe cambiato. Fortunatamente per la Lazio, è cambiato in meglio. La squadra di Inzaghi si è svegliata dal torpore e per la prima volta nella stagione è riapparsa quella bella invitante signorina che lo scorso anno aveva fatto girar la testa a quasi tutti i suoi dirimpettai. Probabilmente aveva ragione Inzaghi: le prove scadenti fin qui rilevate era causate non tanto da una incompleta preparazione, quanto da una ancora non completa immersione nel clima del campionato. La Lazio è una brigata di buontemponi, con qualche "fighetto" fra loro, che sprigiona gioco e gol se c’è armonia e allegria. Inzaghi II° è stato bravo a scuotere i suoi, e con la collaborazione di Inzaghi I° da Bologna ha regalato al tifo biancoazzurro una ridente domenica.

C’è stata partita in tutto per una quindicina di minuti, 7/8 nel primo tempo, 7/8 nella ripresa dopo il gol di superbomber Piatek, il ventitreenne di Cracovia che guida la classifica dei cannonieri, il quale però oltre ad avere scaraventato in rete il regalino di Acerbi, poco altro ha combinato. Per il resto, Lazio straripante come ai bei tempi, grazie agli accorgimenti del suo allenatore: Caicedo al posto di Luis Alberto, che è come dire Pupo invece di Frank Sinatra. Eppure il “Panterone” venuto dall’Ecuador, passato per dieci squadre, otto Paesi e tre continenti prima di approdare alla corte di re Lotito per la modesta somma di milioni 2,5, celebre per la moglie Maria Garcia di cui circolano sul web gallery da sballo più che per le imprese sportive, il “Panterone” - dicevo - ha dimostrato che a volte le doppie punte possono sciupare il look di qualche signora ma non il gioco della Lazio.

Della vicinanza di Caicedo si è giovato anche Immobile, non più abbandonato in terra nemica ma coinvolto maggiormente nella manovra e invitato spesso alla conclusione. Alle spalle dei due attaccanti, Milinkovic ha ritrovato smalto: gol, assist e la rinuncia - chissà quanto sofferta - ai numeri da circo. Un 3-4-1-2 che in fase arrembante (cioè quasi sempre) si trasformava in 3-4-3, e in fase di contenimento persino in 3-6-1, perché il serbo arretrava e anche Caicedo spesso rientrava a dare aiuto.

Per consentire questa fisarmonica occorre brillantezza atletica e - in assenza della luce di Luis Alberto, tenuto giustamente a riposo - un regista totale, vale a dire Lucas Leiva. Partita sontuosa quella del brasiliano, frangiflutti davanti alla difesa, rubapalloni a centrocampo, suggeritore offensivo. Mi chiedo come un giocatore del suoi calibro possa essere ignorato dai grandi club europei.
I gol sono fioccati perché Inzaghi ha azzeccato ogni mossa (anche Wallace nell’inedita posizione di centrale di sinistra), perché ciascuno ha svolto con umiltà e precisione il proprio compito (qualche sbavatura solo sulla fascia destra, dove Marusic fatica), ma anche perché Ballardini ha sbagliato parecchio, a cominciare dalla scelta della formazione e della disposizione iniziali, corrette dopo lo 0-2 con la difesa a quattro e l’innesto di Kouamè come seconda punta. Molto interessante il ragazzo del ’98, 12 gol lo scorso anno col Cittadella, agile, veloce, testa alta, dribbling secco. Misteriosa la rinuncia a Goran Pandev, in grande forma, ex avvelenato e vendicativo (già 6 gol alla Lazio, 4 all’Olimpico).

Bravo Wallace, dicevo, dirottato sulla sinistra: suo il lancio di 50 metri sulla testa di Milinkovic che ha servito a Caicedo la palla del primo gol. Lo stesso Caicedo, per dar lustro alla sua prova, ha strappato dai piedi di Bessa il pallone che Parolo ha servito a Immobile per la seconda marcatura. Poi Milinkovic ha indirizzato di testa nell’angolino un cioccolatino di Lulic e Immobile nel recupero ha trasformato una palla respinta da Marchetti nel 55° gol in maglia biancoazzurra: come Miro Klose. Il portiere genoano si era opposto a un tiro di Correa, anche stavolta fumoso, pagato 15 milioni più bonus, sostituto di Caicedo, costato quindici volte di meno. Quando si dice: il denaro non è tutto.

Grande festa nel finale all’Olimpico, perché la Lazio è risorta, il derby è alle porte e il Genoa faceva paura: otto sconfitte di fila fra il 2011 e il 2015, tanti ex usciti da Formello non certo con i mazzi di fiori. C’era anche Marchetti al giro di campo trionfale con Immobile e compagni. La curva l’ha applaudito: beh, lui una mano anche stavolta alla Lazio gliel’ha data.


IL TABELLINO
Lazio-Genoa 4-1 (primo tempo 2-0)


Marcatori: 7' pt Caicedo (L), 23' pt Immobile (L), 1' st Piatek (G), 8' st Milinkovic (L)

Assist: 7' pt Milinkovic (L), 23' pt Parolo (L), 8' st Lulic (L)

Lazio (3-5-2): Strakosha; Wallace, Acerbi, Caceres; Marusic (41' st Patric), Parolo, Leiva, Milinkovic (26' st Badelj), Lulic; Caicedo (16' st Correa), Immobile. All. Inzaghi

Genoa (3-5-2): Marchetti; Spolli (27' pt Kouame), Biraschi, Zukanovic; Romulo (11' st Lazovic), Gunter, Hiljemark, Bessa, Criscito; Medeiros (16' st Sandro), Piatek. All. Ballardini.

Arbitro: Abisso di Palermo

Ammoniti: 11' pt Spolli (G), 46' pt Bessa (G),  35' st Badelj (L)