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Fine della corsa per Doyen Sports Investments. Con un comunicato grondante (giustificata) soddisfazione, la Fifa ha reso nota ieri la decisione assunta nella giornata di giovedì 12 dicembre dalla Corte d'Appello di Bruxelles. Era in ballo il ricorso contro il regolamento Fifa relativo alla messa al bando delle formule di Third Party Ownership (TPO) e Third Party Investments (TPI), presentato dal fondo con sede legale a Malta e dal FC Seraing (quest'ultimo punito per avere violato quelle regole nell'estate del 2015). E per l'ennesima volta l'istituzione guidata fino a qualche tempo fa da Nelio Lucas Freire ha incassato una sonora sconfitta. Con la differenza che in questo caso è proprio l'ultima. Non vi sarà modo di proseguire oltre la battaglia legale.

È quanto si evince dalla lettura del secondo capoverso del comunicato Fifa, dove si afferma che la Corte d'Appello di Bruxelles sancisce “il pieno effetto di res judicata – un giudizio finale non più soggetto a appello – della sentenza resa il 9 marzo 2017 dal [TAS] sul medesimo oggetto e del giudizio del Tribunale Federale Svizzero emesso il 20 febbraio 2018, e conferma la validità delle decisioni disciplinari prese dalla Commissione Disciplinare Fifa con cui è stato sanzionato il FC Seraing per avere violato le regole sulle TPO e le TPI”. Ergo, gli articoli 18 bis e 18 ter del Regolamento sullo Status e i Trasferimenti dei Calciatori sono legittimi, e chi li viola è legittimamente sanzionato.
Giunge così al termine una vicenda trascinata troppo a lungo, e cresciuta intorno a un meccanismo di controllo sui calciatori (quelle delle terze parti) che rimane una vergogna per la storia del calcio.

Quanto a noi di Calciomercato.com, ci si consenta un attimo di piena soddisfazione per esserci battuti “senza se e senza ma” contro tale meccanismo. Andando pure allo scontro frontale con Doyen. Il cui amministratore delegato Nelio Lucas dovette addirittura prendere carta e penna per scriverci, a maggio 2015, una lunga e verbosa lettera cui venne data la replica che meritava. Era un momento in cui Doyen (al pari di tutti i soggetti che facevano affari grazie alle TPO) era incensata e riverita per avere “inventato il business del futuro”, col suo Ceo che rilasciava interviste d'invidiabile morbidezza. Giusto in quel periodo egli individuò noi di Calciomercato.com come nemici. Fieri e solitari. A cui NON concedere un'intervista, perché essa avrebbe dovuto prevedere domande “vere”.

A oltre 4 anni di distanza Doyen si è inabissata e le TPO/TPI vengono definitivamente dichiarate fuori dalle regole da un tribunale extra-sportivo. E adesso che molti ex amici di Doyen (anche nel mondo dell'informazione) fischiettano e guardano altrove, noi diciamo che quella battaglia non si è certo conclusa con la sconfitta di Doyen. Perché nel frattempo sono state sperimentate altre forme di controllo sui diritti dei calciatori da parte di soggetti esterni, e l'economia parallela continua a ingrassare ai danni del calcio. Noi saremo sempre qui a vigilare e condurre la nostra battaglia. Orgogliosi di farlo.

@Pippoevai