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  • SOLO JUVE. Manfredonia a CM: 'Conte, 'Maestrelli' giusto. Ma Pogba è una cosa, Chinaglia un'altra'

    SOLO JUVE. Manfredonia a CM: 'Conte, 'Maestrelli' giusto. Ma Pogba è una cosa, Chinaglia un'altra'

    • Gianluca Minchiotti

    L'ospite di questa settimana della rubrica SOLO JUVE è Lionello Manfredonia, ex centrocampista, classe 1956, attualmente procuratore di calciatori. Manfredonia, ex Lazio, Juventus e Roma, in bianconero ha giocato dal 1985 al 1987, vincendo uno Scudetto e una Coppa Intercontinentale. Ai microfoni di Calciomercato.com, in vista di Juventus-Lazio, ricorda la sua esperienza con entrambi i club e si proietta sulla sfida di sabato. 

    La Lazio è stata la società nella quale è cresciuto. Era una squadra che aveva appena vinto lo scudetto, nel 1974, ma che si sarebbe presto dissolta. Lei conobbe Tommaso Maestrelli, l'artefice del primo storico tricolore dei biancocelesti: che ricordo ha di lui?
    "Alla Lazio giocai dal 1975 al 1985 e conservo grandi ricordi di quel periodo. Arrivai in prima squadra a 18 anni e mezzo ed esordii in Nazionale a 21. Conobbi Maestrelli nel mio primo periodo alla Lazio, nel 1975 e 1976, in quello che per lui fu l'ultimo periodo sulla panchina biancoceleste. Era già malato. Un grande allenatore e una grande persona. E' stato uno dei miei primi due maestri".
     
    Ad Antonio Conte, tecnico della Juventus, nei giorni scorsi è stato consegnato proprio il Premio Mastrelli, come miglior allenatore dello scorso campionato. Un premio meritato?
    "Un riconoscimento meritato. Conte è un allenatore completo, che fa giocare un calcio propositivo e che dà molta importanza anche al lato umano del calciatore, non solo a quello tecnico, come ha avuto modo di ricordare anche nel suo ultimo intervento in chat con i tifosi della Juve".
     
    Conte e Mastrelli hanno allenato in contesti completamente diversi: un conto sono i ritardi all'allenamento da parte di Pogba, un altro i comportamenti sopra le righe da parte di Chinaglia e uno spogliatoio nel quale circolavano anche le pistole...
    "Maestrelli aveva a che fare con teste particolari, con ragazzi un po' fumantini. Alla Lazio c'erano addirittura due spogliatoi. Nel calcio di oggi, e nella Juve in particolare, questo tipo di situazione non c'è più, e quindi il compito di Conte è anche più semplice e diverso rispetto a quello che toccò a Maestrelli".
     
    Nel 1985, il passaggio alla Juventus.
    "Avrei già potuto andarci quando avevo vent'anni. L'Avvocato Agnelli era dell'idea, ma il presidente della Lazio, Lentini, si rifiutò. Recuperai otto anni dopo, ma la mia carriera sarebbe potuta essere più importante se fossi arrivato prima in bianconero. In ogni caso, in due anni, dal 1985 al 1987, vinsi uno Scudetto e una Coppa Intercontinentale".
     
    E giocò con Michel Platini...
    "Un grande campione e un grande personaggio. Quando arrivai a Torino, fu tra i primi che mi aiutarono a inserirmi nel nuovo ambiente".
     
    Insieme a lei, dalla Lazio alla Juve si trasferì anche Michael Laudrup. Che giocatore era?
    "Era arrivato alla Lazio due anni prima, a 18 anni, e insieme passammo alla Juve nell'estate del 1985. Non era a livello di Platinì, ma credo che sia stato uno degli stranieri più forti che siano arrivati in Italia in quel periodo. Tanto che poi giocò anche nel Barcellona e nel Real Madrid".
     
    Passiamo all'attualità. Che partita sarà Juventus-Lazio di sabato?
    "Si affrontano due squadre in forma: una arriva da un 6-1 in trasferta a Pescara e l'altra da un successo nel derby. Credo che sia una gara aperta a qualsiasi risultato, da 1-X-2". 
     
    Si dice sempre che alla Juve manchi un grande attaccante, uno da venti e passa gol a stagione. E se i bianconeri avessere preso Klose?
    "Klose è stato un grande colpo di Lotito. Non dimentichiamoci che quando arrivò alla Lazio nessuno pensava che potesse risultare così decisivo e così prolifico anche in Serie A. Non credo però che alla Juve sarebbe servito, perché è vero che magari i campioni d'Italia non hanno un attaccante da più di venti gol a campionato, ma ne hanno quattro che potenzialmente sono tutti da 15 gol: Quagliarella, Vucinic, Giovinco e Matri. E non è detto che sia meglio averne uno solo che ne fa tantissimi invece che quattro che, comunque, possono offrire un buon bottino di reti".
     
    Concludiamo con Candreva: alla Lazio sta brillando e ha trovato la sua dimensione. Alla Juve, invece, non riuscì a imporsi. O, forse, i bianconeri non ci credettero abbastanza...
    "Conosco Candreva fin da quando aveva 18 anni e sono sempre stato convinto del fatto che il suo valore sia sopra la media. Ora è arrivato alla sua maturità e a Roma è riuscito ad affermarsi in un ambiente difficile, che oltretutto non lo aveva accolto bene, per via di alcune sue dichiarazioni che forse erano anche state mal interpretate o travisate".
     

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