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Ammette di avere frodato il fisco ma prova ad attenuare il peso delle violazioni. È stata una mattinata molto lunga per Carlo Ancelotti, chiamato a deporre in tribunale a Madrid per un presunto delitto di evasione fiscale svelato da Football Leaks e riferito nei giorni scorsi da Calciomercato.com (LEGGI QUI).

Accompagnato da Carlos Zabala, responsabile dell'area penale per lo studio legale globale Clifford Chance, Ancelotti ha riconosciuto di non avere correttamente assolto ai propri doveri verso il fisco spagnolo relativamente all'anno 2014, all'epoca della sua prima esperienza sulla panchina del Real Madrid. E ha aggiunto di essere stato, in quell'occasione, “mal asesorado” (mal consigliato). Per questo motivo si è detto disposto a versare immediatamente i 300mila euro che gli vengono contestati più la multa e gli interessi per ritardato pagamento.
Il tecnico madridista si oppone invece alla contestazione relativa all'anno 2015, durante il quale venne esonerato. Ciò che a suo giudizio non farebbe applicare per quell'anno fiscale la soglia minima dei 183 giorni necessari per essere considerati residenti spagnoli a tutti gli effetti e veder così balzare l'aliquota dal 24,5% al 47%. Ancelotti sostiene infatti che in quell'anno solare ha trascorso in Spagna 158 giorni in Spagna anziché 183. Dunque, verrebbe da dire che almeno quell'esonero ha avuto il pregio di giungere in tempo.

A suffragio della propria versione, come informa un articolo di El Mundo, il tecnico di Reggiolo ha prodotto prove documentali come i biglietti aerei e la geolocalizzazione del telefono portatile (LEGGI QUI). Dal canto suo, davanti al Juzgado de Instrucción numero 35 del Tribunale di Madrid, l'accusa è rimasta ferma sulle proprie tesi. Ciascuna delle parti sta facendo il suo. E come nei casi precedenti, tutto si concluderà con una transazione.