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Si è parlato molto in queste ore della contrapposizione tra Spadafora e Agnelli per il rispetto del protocollo anti-Covid. Ma siamo sicuri che il Ministro per lo sport e il presidente della Juve abbiano posizioni così distanti? A noi non sembra. Anzi, ci pare che entrambi mettano nel mirino le inadempienze di un terzo personaggio: Cristiano Ronaldo. E dei suoi compagni, ovviamente: i sei che se ne sono andati dal ritiro assieme a lui undici giorni fa, lunedì 5. Lo fa in modo deciso Spadafora; lo fa con infinito garbo e grande attenzione Agnelli. Ma il risultato non è così diverso.

Dice Spadafora: “Se Ronaldo ha lasciato l’isolamento senza autorizzazione delle autorità sanitarie, allora ha violato il protocollo”. Non attacca la Juve, ma Cristiano. Anzi puntualizza: “E’ stata la stessa società a segnalare la rottura dell’isolamento alla Asl (in realtà ha segnalato la variazione di domicilio, ndr), la quale a sua volta ha dovuto indicare i nomi di quei giocatori alla Procura”. Al club bianconero viene quasi attribuito un merito: avere comunicato che sette calciatori erano fuoriusciti dalla bolla.

Dice Agnelli: “La Juve rispetta i protocolli”. Nessuno lo ha messo in dubbio, nemmeno il Ministro. Ma Ronaldo e compagnia li hanno rispettati? Ancora il presidente bianconero: “Un calciatore quando se ne va da qui diventa un libero cittadino, se viaggia a 150 all’ora e viene beccato dall’autovelox non posso essere io a dire perché è successo”. In sintesi: Cristiano ha violato il protocollo una volta fuori dal mondo Juve? Io non posso farci nulla, chiedete a lui e a chi si è comportato allo stesso modo.
Come dicevamo, Spadafora e Agnelli non sono su posizioni opposte: uno accusa Ronaldo di avere commesso un’irregolarità; l’altro chiarisce che, nel caso in cui lo abbia fatto, la Juve non c’entra. Semmai dovremmo chiederci se il club bianconero potesse agire in modo diverso per evitare quella diaspora. Il presidente risponde: “Da che mondo è mondo, i calciatori non vedono l’ora di andare in nazionale”. Mica vero. C’è stato un mondo, anche juventino, in cui i giocatori facevano quello che diceva la società. Ora, forse, non è più così.

@steagresti