Emiliano Viviano, portiere della Spal, parla in vista della sfida col Bologna a la Gazzetta dello Sport: "Perché in Italia si sta come in cima al mondo, perché a Lisbona era tutto surreale: mi mancava la quotidianità dei rapporti umani. A Londra e Lisbona è più dura andare in piazza, bere un caffè, leggere il giornale, parlare con la gente. Qui si può. E a Ferrara eccome. SPAL-Bologna? Tutti dicono che è decisiva. Per me no: ci sono altre 18 partite dopo. Da questa SPAL ho ricevuto sensazioni ottime: club organizzato, che ha fatto negli ultimi tre anni passi da gigante. Semplici parla fiorentino come me e se c’è una cosa nel calcio che non si può discutere sono i numeri, e lui i numeri li ha fatti. A Bologna ci sono molte problematiche, lì ci sono aspettative alte che sfociano poi in contestazioni. Fu dura andare via da Bologna. Il miglior allenatore che ho avuto? Wenger no di sicuro. Miha per schiettezza e lealtà; Prandelli per la capacità di spiegare. Poi Malesani. Pensi che a Bologna me ne capitò uno che ci mise in campo in 12... Ora seguo il mio amico De Zerbi: forse da grande farò il tecnico. Se a 22 anni avessi avuto la testa di ora, forse la mia carriera sarebbe stata diversa: ma mi è piaciuto quel che ho fatto, ho anche coronato il sogno di giocare nella mia Fiorentina. Quando ero ventenne me ne approfittavo del mio strapotere fisico: avrei fatto a cazzotti con Tyson ma mai mi sarei permesso di essere maleducato: oggi i ventenni, e non parlo di qua, fanno fatica a salutarti".