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Il lupo, se lo conosci, non ti sbrana. E se sei più bravo ad agitare gli artigli, può darsi pure che ci scappi il figurone. Proprio come è successo al Chievo, che si inventa una notte magica e addomestica la grande Inter, battuta addirittura in rimonta - e con pieno merito - al Brianteo di Monza. Leggetevi bene il tabellino perché il risultato è addirittura rumoroso: tre gli schiaffi rifilati dalla sfacciata banda gialloblù ai campioni del mondo. Riveduti e corretti, per carità, ma comunque infarciti di grandi firme. E attenzione perché il 3-2, che rende un po' meno amara la serata nerazzurra, è arrivato al 50', quando l'ebbrezza aveva presumibilmente già contagiato i ragazzi di Di Carlo.
Un'ulteriore avvertenza: non inganni il contesto amichevole: la gara - o
rganizzata per ovviare allo slittamento forzato della Serie A - è stata vera e a tratti, nella ripresa, pure spigolosa. L'Inter, quando ha capito che la partita stava sfuggendo, ci ha messo volontà e ha moltiplicato gli sforzi, ha sfiorato più volte la rete che avrebbe riequilibrato la contesa ma ha anche sbandato paurosamente sui contropiede magistralmente gestiti da Thereau e Cruzado. Fino alla resa.
Che poi la notte fosse, come anticipato, magica, l'ha confermato pure il più strepitoso Moscardelli mai ammirato a Verona. I suoi due acuti, quelli che hanno seppellito l'Inter, meriterebbero repliche televisive quotidiane da qui alla fine della stagione. Incantevole in particolare la giocata del terzo gol, con Ranocchia e Faraoni ripetutamente scherzati prima della stilettata che ha infinocchiato Castellazzi.
Le riflessioni del novantunesimo sono più che confortanti. Innanzitutto va detto che il Chievo, in difesa, ha trovato un suo equilibrio. Ha rischiato, è vero, di scivolare più di una volta nel momento di massimo forcing nerazzurro, ma senza mai smarrire completamente le coordinate. Insomma, l'assetto «a quattro» funziona indipendentemente dagli interpreti. Merito va anche al centrocampo, solido e aggressivo senza rinunciare alla proposta. Occhio infine ai guastatori della banda Di Carlo. In attacco le alternative sono parecchie e tutte di qualità ma è soprattutto sulla tre quarti che si sono gustate le sorprese più piacevoli: Thereau che balla tra le linee è uno spettacolo e Cruzado sa benissimo come governare la velocità del gioco. Fabbricando, se serve, l'affondo illuminato.
La cronaca allora. Col Chievo che prova subito a spaventare l'avversario: merito della vivacità di Pellissier e Paloschi, indemoniato nella corsa, meno lucido sotto porta. L'Inter, secondo copione, recupera presto l'iniziativa ma fatica trovare spazi. Così ci vuole un acuto estemporaneo di Nagatomo - girata e siluro contro la traversa - per esaltare i tifosi della Beneamata. Che vanno in estasi in avvio di ripresa quando Stankovic chiama il giovane Faraoni al cross: Milito aggancia, si volta e fredda Squizzi. Chievo addio? Macché. Passano 3' e Thereau controlla il cuoio dai venti metri e spara nell'angolino: 1-1. 
L'Inter aumenta gli sforzi, Pazzini segna ma è in fuorigioco e allora ci pensa Moscardelli a scuotere l'inerzia con una malefica punizione che aggira la barriera e castiga Castellazzi. La gara s'infiamma, non manca qualche rudezza, Squizzi - talvolta incerto in uscita - diventa due volte fenomenale tra i pali su Santon e Stankovic. Il Brianteo non gradisce, Pazzini sfiora ancora la rete, Uribe se la divora su una sontuosa giocata Thereau-Cruzado e allora Moscardelli prende palla al limite, la nasconde agli avversari e timbra il 3-1. Ancora 2' e il solito Pazzini si butta su un cross basso per il 3-2. Fine dei giochi.