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  • Speziamania: Saponara, quante perle ed un atteggiamento 'operaio'

    Speziamania: Saponara, quante perle ed un atteggiamento 'operaio'

    • Gianni Salis
    Per fare l’impresa, specialmente quando la differenza tecnica è notevole o comunque evidente, bisogna essere in due: chi la fa e chi la subisce. Dopo Napoli, Sampdoria e Torino ecco lo scalpo, in Coppa Italia, della Roma. Quattro partite di cui tre vinte ed un pari, all’ombra della Mole, che per quanto visto in campo e per come è maturato è stato un risultato stretto per i bianchi.

    Lo Spezia sembra non volersi fermare più, approfittando di quei pochi pertugi, talvolta anche stretti, che all’interno di un match gli avversari di rango ti lasciano. Questo resta il filo conduttore di una squadra che, a dispetto della cifra tecnica complessiva, la partita se la prova a giocare, sempre, sapendo che c’è comunque da soffrire. Poi se l’avversario ti da anche una mano, meglio.

    Merito di un gruppo compatto, sempre pronto a lottare e ad esprimere il proprio calcio; questo Spezia gioca con coraggio, meno scriteriato rispetto agli inizi, ha un'identità forte e figlia dell’uomo di Karlsruhe. E’ un periodo positivo che Italiano e la squadra si godono meritatamente sapendo altresì che dietro ogni gara si nascondono insidie fin troppo note.

    Ma il cuore, il coraggio, la ostinata applicazione dei meccanismi non bastano più come unica spiegazione dell’impresa capitolina. C’è ben altro. E’ bastato infatti alzare l’apporto qualitativo e quello di Riccardo Saponara da Forlì è stato devastante: un paio di imbucate, assist, due reti di qualità di prim’ordine, oltre a supportare i compagni in mezzo al campo che in aggiunta ad un atteggiamento giusto,‘operaio’, hanno fatto la differenza, specialmente là davanti. E sabato si replica, sempre all’Olimpico.
     

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