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Stadi, strade, corruzione: l'Europeo degli scandali.

A un anno dai campionati europei di calcio che si disputeranno in Ucraina (oltre che in Polonia), la situazione degli impianti e delle infrastrutture è drammatica: tutti aperti i cantieri, costi raddoppiati. Sotto accusa il governo.

I numeri pubblicati fanno effetto: dei 165 mila chilometri di strade e autostrade progettati, ne sono stati realizzati solo tremila, appena il 2%; la spesa per lo stadio di Kiev è passata dai 300 milioni di euro previsti a 550 milioni e quella complessiva per le infrastruttire dell'Europeo a 18 miliardi, l'80% dei quali con denaro pubblico e appalti molto chiacchierati; i 40 chilometri della ferrovia che congiungerà l'aeroporto al centro della capitale saranno pronti solo tra due anni. Il calcio, in Ucraina, è più che mai veicolo di potere, come attesta l'influenza decisiva di Akhmetov, boss dello Shakhtar Donetsk che ha vinto una Coppa Uefa e ha di recente eliminato la Roma dalla Champions, nell'elezione del suo concittadino Yanukovich alla presidenza della repubblica. Alle diatribe politiche in senso stretto si aggiunge l'insuccesso politico-sportivo: dopo il rifiuto di Lippi e di altri ct, a 14 mesi dall'Europeo sulla panchina della Nazionale siede ancora un ct ad interim, Kalitvintsev, delegittimato dalla situazione: l'ultimo nome del presunto sostituto è quello di Maradona.