Lo scudetto va celebrato. Max Allegri non ripete altro da settimane. Ora è arrivato, è uno scudetto da record, come da record è forse il livello di amarezza per quanto non fatto in Champions. Ma la festa c'è stata. In tono minore, per ora. È iniziata all'interno dell'Allianz Stadium, proseguirà anche per le vie del centro città a Torino. Con quello stato d'animo diffuso che più di ogni altra cosa deve far riflettere: perché è vero che questa Juve sta facendo qualcosa di unico e irripetibile, è vero che vincere lo scudetto è sempre qualcosa di straordinario. Eppure quella sensazione di amarezza rimane, andrebbe analizzata e studiata, perché quell'alone di normalità rischia di banalizzare tutto quanto. È ingiusto forse, ma è così.

LA FESTA – La festa, intanto. La protesta della tifoseria organizzata in Curva Sud si è limitata all'esposizione degli striscioni al contrario da parte di alcuni gruppi, Drughi al centro. Poi durante la partita è stato tifo, non incandescente ed anche questo è ormai un'abitudine strana. Ma c'è stato. Nessun mugugno nonostante una Juve mediocre per oltre mezz'ora. E a scudetto vinto i tifosi hanno esultato, contando fino a 37, facendo sentire il proprio calore al triplice fischio finale alla squadra che si è tuffata sotto entrambe le curve. Per ora è questo, poi si vedrà. Il primo regalo intanto è di Ronaldo: “Resto al mille per cento”. Almeno un altro giro con CR7 significa almeno un altro assalto reale alla Champions. Intanto lo scudetto, l'ottavo. Celebrato, festeggiato, più nello spogliatoio che non sugli spalti. Uno scudetto stravinto a tal punto da sembrare il minimo sindacale, come se la Juve avesse fatto solo il suo dovere. Forse è così. E forse è questa ordinaria amministrazione a far prevalere, ancora, l'amarezza sull'entusiasmo.