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A pelle, e non solo a pelle, in questo enorme caos romanista siamo schierati dalla parte di Totti. Le sue argomentazioni non sono nient’altro che quanto abbiamo detto e scritto (anche qui) tante volte: l’hanno emarginato, non l’hanno considerato, sono in balia di un dirigente che non è mai in Italia, così come il presidente che in Europa c’è spesso e a Roma non si vede da oltre un anno. Ci siamo esposti già qualche giorno fa, senza aggrapparci alla storia e alla gloria di Francesco: riteniamo che il suo addio non sia lesa maestà, ma una grande occasione persa. E comunque tra Totti e Pallotta, stiamo con Totti; tra Totti e Baldini, stiamo con Totti; tra Totti e Baldissoni, stiamo con Totti. Però…


Però, in questa vicenda, c’è qualcosa che stride. Totti è un personaggio che smuove le folle, ha forza di persuasione, sposta considerazioni. E questo avviene sprattutto a Roma. Logico, dunque,  che abbia pressioni da parte di chissà quanta gente e che ognuno cerchi di tirarlo dalla sua parte. Ebbene, anche alla luce di questo è abbastanza incredibile e certamente inopportuno che il suo clamoroso e inaudito attacco alla Roma (non avevamo mai ascoltato negli ultimi vent’anni qualcosa di più duro) abbia avuto come teatro il Salone d’onore del Coni.


Gliel’ha messo a disposizione il presidente Malagò, il quale ha appena dichiarato che sogna di diventare presidente della Roma (toh…), appellandosi al fatto che Francesco è una gloria dello sport italiano. Una scusa. Secondo voi ogni grande atleta, del presente e del passato, avrebbe la possibilità di usare quella sede per esprimere le proprie idee, i propri progetti, soprattutto il proprio malumore? E’ normale, a vostro avviso, che la sede istituzionale del nostro sport, un luogo quasi sacro, venga usato per attaccare con questa forza un club?

Ebbene no, non lo è. Pallotta, ora, sa che ha un nemico dichiarato nelle istituzioni: il capo dello sport italiano.

@steagresti