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L'avventura in Iran, i trascorsi all'Inter e alla Roma e uno sguardo a quello che sarà dopo l'emergenza coronavirus. Così Andrea Stramaccioni, ex allenatore tra le altre dell’Inter, ha parlato al canale Instagram ufficiale di Calciomercato.com tra passato, presente e futuro: “L’Iran mi ha lasciato tanto, è stata un’avventura importante all’Esteghlal, nata con tante difficoltà. Dopo quattro partite eravamo penultimi, poi siamo stati trascinati dalla gente e a metà campionato eravamo in testa alla classifica. In casa c’erano 100mila spettatori, uno spettacolo bellissimo. Non sono esperto di dirette, ma vedo tanti cuori blu proprio dall’Iran, a distanza di tempo siamo rimasti legati. Un aneddoto? Alla vigilia di uno scontro diretto, abbiamo trovato il campo d’allenamento chiuso coi lucchetti e non ci siamo potuti allenare, con la scusa che aveva piovuto e il secondo campo era indisponibile. Non ci allenammo, ma poi nei ragazzi ho visto la rabbia positiva giusta e vincemmo 4-2. Fu la partita della svolta”.



ITALIANI IN IRAN - “Ho provato a chiudere delle operazioni, in prestito, ma non ci siamo riusciti. Le squadre migliori dell’Iran fanno la Champions asiatica, le prime due o tre sono a livello delle medio-basse italiane in Serie A secondo me”.

MERCATO - “Per me si è aperto un mercato importante in Asia, mi sono arrivate offerte sia dall’Iran che da altre squadre che fanno la Champions League asiatica”.

ALLO STADIUM - “È stata una vittoria dell’interismo, so di essere stato il primo allenatore a vincere allo Stadium e so che la rivalità tra Inter e Juve è anche a volte superiore a quella col Milan. Quella Juve era quasi invincibile, allenata da un maestro come Conte, ma l’Inter coi suoi campioni fece una grande partita con Milito, Cassano, Cambiasso, Samuel, Handanovic, sicuramente dimentico qualcuno. Segnò Palacio, c’era Guarin, quella partita ci diede tanto e valse triplo quella vittoria per come arrivò. Ce la giocammo a viso aperto”.

PRIMO MESSAGGIO - “C’era stata qualche scaramuccia prima della partita, era tesa la vigilia del big match, Marotta commentò una cosa sulle tre punte, poi mi chiarii con lui. Entrammo in campo molto carichi, una vittoria da campioni contro una super Juve”.
MORATTI - “È stato un grande presidente, ne vorrei più come lui, adesso vedo più figure commerciali. Gli illustrai la mia Inter e gli dissi quel poco che sapevo fare. Di fronte a quei campioni tecnicamente è difficile insegnare qualcosa, devi convincerli in modo importante. Io oltretutto non sono stato un grande giocatore. Avevo una squadra di campioni. Moratti è un appassionato, ma anche intenditore e lui alla fine della chiacchierata mi disse che ero il nuovo allenatore dell’Inter. Era un sogno per me, davvero, io mi sono laureato in legge e prima allenavo, ma intanto lavoravo in uno studio legale. Lui dietro la panchina quando allenavo la Primavera per sentire cosa dicevo ai giocatori? Giocavamo nello stadio del Tottenham contro l’Ajax e mi colpì molto, l’atmosfera e tutto. Moratti era lì dietro di me, invece di andare in tribuna vip si mise dietro di me. Qualche parola mi scappò, ovviamente, ma non penso che il presidente fosse lì per quello ecco. Eravamo anche rimasti in 10”.

ROMA - “L’esperienza alle giovanili mi ha lanciato, sì, senza la Roma non ci sarebbe stata poi l’Inter. È raro che ci sia un trasferimento di un allenatore dalle giovanili a una prima squadra così importante. Io sono romanista, è stato un sogno allenare la Roma. Ne parlavo ieri con Bruno Conti, ero diventato anche un suo aiutante nello scouting. Il rapporto resta negli anni, poi con gli americani c’è stata questa scelta dolorosa. Se sogno di allenare la Roma? Io sono tifosissimo, ero abbonato anche nell’anno dello scudetto, è un sogno. Avevo i poster di Conti, Falcao e poi Totti”.

GIOCATORI ALLENATI - “Cosa vuol dire arrivare e perdersi? Ci sono giocatori che possono arrivare a spaccare ancora, per esempio Ciciretti che ha fatto grandissime cose a Benevento e ha un sinistro da Champions League. Lui ero vicino a portarlo in Iran, poi si è bloccato tutto per i problemi societari. Caprari è forte, fortissimo, per me può fare ancora di più. Sabelli a Brescia ora sta dando continuità e sono contento, anche per Politano all’Inter prima e ora al Napoli. E potrei fare tanti altri nomi. Poi io comunque sono fortunato: all’Inter ho allenato campioni, all’Udinese anche, penso a Di Natale per esempio. Da ogni giocatore io ho rubato qualcosa”.

GASPERINI - “Nato come osservatore del Crotone di Gasperini per vedere le squadre avversarie del Lazio? Io lavoravo in questa società e il Crotone arrivava in Serie B per la prima volta, non erano competitivi per la Primavera, commissionarono dei raduni per trovare giocatori, ora la società non esiste più, e riuscii a convincere a mandare al raduno tutti i migliori dilettanti e fu un successo. Il Crotone acquisto due giocatori, fu una bella iniziativa che mi diede popolarità. Il ds del Crotone mi fece un contratto da 0 euro come osservatore del Crotone di Gasperini. Ero l’osservatore nel Lazio del direttore Ursino. Visionando i giocatori, conobbi Gasp che arrivava dalla Primavera della Juventus. E mi si aprì un mondo, perché è un maestro e fu il primo a prendermi sotto la sua ala, stavo con lui per pranzi, cene, tutto. E conobbi lì anche Juric. Due persone che poi ritrovai anche all’Inter, quando arrivai in nerazzurro io. Sono molto legato io a Gasperini, un grande allenatore. Questo è un bell’aneddoto. Vederlo in Champions mi fa un ottimo effetto, ora però è tutto fermo per il coronavirus. Non sarà felicissimo per la situazione in generale, ma ora è giustissimo fermarsi e sarà d’accordissimo anche lui naturalmente”. 

FUTURO - “Tornare in Iran? Nel caso, solo all’Esteghlal. Voglio allenare io, l’esperienza asiatica è stata molto positiva, vediamo ora cosa succederà. L’Italia resta sempre la mia priorità, ma poi valuto tutte le proposte io, anche all’estero. Adesso la priorità è ristabilire la salute di tutta la nazione, il calcio ora è secondario. Restate tutti a casa e ascoltiamo il governo, mi raccomando”.