240
La scuola ha riaperto tra mille problemi e difficoltà di ogni tipo. Aule insufficienti, banchi che mancano, docenti che disertano, insegnanti di sostegno che non ci sono, confusione su chi deve misurare la temperatura agli studenti, caotiche regolamentazioni in uscita e in entrata dagli istituti, ansie e timori di possibili contagi. Dovrebbe bastare e avanzare. Invece pare che tutto ciò possa passare in second’ordine rispetto a certe paranoie moraliste che sembrano uscire da una scatola di un passato fortunatamente dimenticato.

Bene hanno fatto le studentesse del liceo romano Socrate, alla Garbatella, a protestare e a manifestare contro la vicepreside la quale, con una sorta di pruderie codina, voleva che le ragazze si presentassero in classe con pantaloni e non con la gonna, men che meno “mini”, perché a suo avviso avrebbero potuto turbare o anche soltanto distrarre i professori in quanto “l’occhio sarebbe sceso” verso le gambe. Una clamorosa mancanza di riguardo, da parte della dirigente scolastica, in primo luogo verso la libertà di espressione delle studentesse, ma poi anche nei confronti degli stessi colleghi insegnanti (maschi ma anche femmine) implicitamente “accusati” di possibile voyerismo.
Fortunatamente al liceo Socrate c’è un preside che non ha di queste turbe, le quali denunciano una visione distorta e un poco maniacale, il quale si è affrettato a smentire la sua vice malpensante anche se ormai il danno era stato fatto. Tant’è che le ragazze oggi si sono presentate tutte in minigonna e si sono sistemate nella loro aula dove sono costrette a seguire le lezioni dalla sedia e senza i banchi che non ci sono. E semmai l’occhio del prof dovesse cadere, per un attimo, sulle gambe di giovani e belle ragazze non vi sarebbe proprio nulla di innaturale. Rammento che al liceo avevamo una supplente di filosofia bella come il sole che vestiva la minigonna. Chissà perché durante la sua ora dai banchi di noi maschietti era un continuo cadere di penne e fogli che ci “costringeva” a chinarci per raccoglierli. La morale è che, da che mondo è mondo, anche l’occhio vuole la sua parte.