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Con tutta la comprensione del mondo, come si fa a considerare competitiva (non dico favorita) per la finale di Supercoppa italiana, la Juve peggiore dai tempi di Delneri (solo lui ha fatto meno punti di Pirlo in campionato), strapazzata dall'Inter nel derby d'Italia, dimezzata dall'assenza di due difensori (Alex Sandro e de Ligt), oltre che dell'attaccante di scorta (Dybala), costretta a schierare per forza il poco commendevole Frabotta (il Calloni dei difensori), visto che Demiral si è fatto male anche senza giocare? 

Con tutta la prudenza del mondo (a Napoli sono scaramantici), è pensabile a un rivolgimento totale dei valori quando si affronta una squadra, quella di Gattuso, reduce da tre vittorie consecutive (l'ultima per 6-0 con la Fiorentina), con tutti i suoi effettivi recuperati (eccetto Osimhen e Fabian Ruiz), il morale a mille, l'entusiasmo a fiotti per la facilità di andare in gol e una qualità di gioco nettamente superiore all'avversario? 
Non si tratta di essere contro la Juve o di avercela con Pirlo. Quel che pensavo di lui e della squadra che avrebbe allenato l'ho detto prima - in assoluta solitudine - e non vale ripeterlo adesso, che tutti se ne sono accorti, pena essere stucchevoli. 

Può darsi che la Juve sia stata sfortunata ad arrivare a uno snodo fondamentale della stagione  (la sfida con l'Inter e la finale di Supercoppa) con tante assenze e una difesa penalizzata (il secondo gol subito con l'Inter è grottesco), ma dopo la partita di San Siro, Pirlo non ha parlato di errori individuali o di reparto (che pure ci sono stati), ma di una squadra non scesa in campo.
Il luogo comune dice che la Juve non sbaglia mai due partite di seguito e che l'orgoglio ferito potrebbe essere il primo propellente per il riscatto. Purtroppo - come dice un altro adagio - non esiste più la Juve di una volta, esiste questa, senza capo né coda, con un sistema di gioco ibrido che alberga solo nelle intenzioni dell'allenatore (in realtà, dopo la prima partita vera, parlai di un 4-4-2 e neanche dei più efficaci), con un centrocampo senza qualità (quando scrivevo dei molti mediocri mi riferivo a quelli che lo compongono, Rabiot e Bentancur in testa seguiti da Ramsey e Bernardeschi) e senza corsa (l'unico è McKennie che forse contro il Napoli dovrebbe giocare). 
Davanti Ronaldo ha coperto tante mancanze, ma adesso è in riserva. Da tre partite è il peggiore o uno dei peggiori. Purtroppo, quando le gambe non girano, CR7 non sa mettersi al servizio della squadra. Anzi, continua a sbagliare per eccesso di egoismo. Morata non sta molto meglio di lui. Contro l'Inter è stato involuto e dannoso, un peso. 
Al di là degli assortimenti tra attaccanti, continuo a pensare che Kulusevski accanto a Ronaldo possa essere una soluzione almeno a partita in corsa. Certo, lo svedese deve essere più concreto e fare meno il fenomeno. Intanto perché non lo è, né lo diventerà provando tunnel o improbabili giocate ai danni dell'avversario (il secondo tempo con il Genoa, in Coppa Italia, è stato altamente rappresentativo della sua presunzione), poi perché nel calcio l'essenzialità è rapidità. 
Tuttavia, vicino alla porta, Kulusevski sprigiona molto del suo potenziale. Se, invece, va in fascia - dove Pirlo non dovrebbe confinarlo mai, è come perderlo. Al contrario di Chiesa, l'unico che lotta su ogni palla e va sempre al massimo. 

Gattuso ha organizzato una vigilia furba. Molto miele nei confronti della Juve, molte raccomandazioni di umiltà ai suoi. Non serviranno. Il Napoli è consapevole della sua forza e andrà in campo per dimostrarla. Senza squilibrio, con qualche momento di attesa e una buona dose di ripartenze. Vincerà non necessariamente perché più forte, ma perché la Juve attuale è debole, smarrita.