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E’ la fine di un’era. Di un appuntamento che era fisso e che ora svanisce nel nulla, come un eroe dopo lo schiocco di dita di un Titano Pazzo qualunque. Che non ha le fattezze di Thanos, ma quelle di un calcio che è cambiato, che vuole più attenzioni su di sé diluite in più giorni, fagocitando tutto. Anche un programma storico come Quelli che il calcio… che ieri ha chiuso. Dopo 28 anni. Anni in cui ha fatto la storia. 

Le prime edizioni con Fabio Fazio e Marino Bartoletti, entrate nella mitologia televisiva non solo sportiva, che dopo le prime edizioni su Rai 3 si spostano su Rai 2, gli anni di Simona Ventura dal 2001 al 2010, poi Victoria Cabello e Nicola Savino, per chiudere con Luca e Paolo. Nel mezzo tanti, tantissimo personaggi che sono rimasti nell’immaginario collettivo. 
Da un grande Teo Tecoli a una mitica Anna Marchesin, dall’astrologo olandese Peter van Vood al designer giapponese Takahide Sano, dal cuore biancoceleste Suor Paola all’amante delle statistiche Massimo Alfredo Giuseppe Maria: tutti lì, nella loro tribuna alle spalle del conduttore, a guardare partite, commentare, intrattenere e rendere più dolce un calcio che si stava facendo sempre più cinico. 

Studio, ovviamente, ma anche stadio, con gli inviati dai campi per raccontare quello che stava succedendo. “Oooooh Fiorentinaaaaa” quando segnava la Viola, e spesso per merito di Gabriel Omar Batistuta, le grafiche che si coloravano coi colori della squadra che aveva appena realizzato un gol. E poi… i gol. Sì, perché li potevi vedere. Già, ma come? Realizzati da Rizzitelli ed ex calciatori, con la maglia indosso del Maifredi Team. E poi c’era un altro team: l’Atletico Van Goof, una squadra vera e propria, iscritta al campionato di Terza Categoria e che arrivò, negli anni, anche quelli post telecamere, fino all’Eccellenza. Ogni domenica c’erano scene di questa squadra che annoverava tra i convocati anche diversi ‘personaggi’ di Quelli che… Ah, Van Goof. Dato che Van Wood non beccava un pronostico, è stato creato Van Goof, la sagoma di un gufo alter ego dell’astrologo olandese. Ricordi indelebili delle domeniche che furono. E che tali resteranno.