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Frettolosi. In molti in Spagna hanno etichettato così i dirigenti del Real Madrid, colpevoli di aver ceduto, senza pensarci troppo, al Milan Theo Hernandez. Una scelta dettata dal deludente cammino del francese con la camiseta blanca (23 partite totali) e dai soldi, 20 milioni, che Maldini e Boban hanno scelto per investire per un giocatore che dalle parti di Valdebebas consideravano inutile. Perez pensava di aver fatto un affare, pensava di aver incassato tanti soldi per un buon giocatore dalla movimentata vita fuori dal campo, otto mesi dopo la sua valutazione (e quella di molti altri) è cambiata.  

PUNTO FERMO - Theo in Italia ha dimostrato di essere quel giocatore che nel 2016 ha spinto il Real a strapparlo ai rivali dell'Atletico Madrid. Talentuoso, imprevedibile, un fiume in piena, al quale più delle volte non resta che leggere la targa. Da quando, il 26 settembre, si è preso la maglia da titolare, non l'ha mai più lasciata. ​Sempre presente (fatta eccezione per la squalifica di Bergamo), sempre in campo per 90 minuti, il ragazzo di Marsiglia è una delle note più positive della stagione del Milan, nella quale ha segnato 6 gol tra campionato e coppa. 
SIMBOLO - Qualcosa, ancora, va migliorato, Theo deve lavorare tanto su alcuni movimenti difensivi e sulla continuità nei 90 minuti (come un diesel ci mette un po' a carburare) ma il Milan è assolutamente soddisfatto del suo rendimento. Per questo, nelle ultime settimane, ha detto no alle richieste di informazioni arrivate da agenti e intermediari. Non è in vendita, stop. E' un pilastro del presente e del futuro, un giocatore che ha scelto il Milan e del Milan vuole essere un leader, un simbolo. Uno attaccato alla maglia, merce rara di questi tempi.