Ancora presidente dell'Inter nonostante da tempo sia soltanto un socio di minoranza, il magnate indonesiano Erick Thohir ha parlato a tutto tondo all'agenzia Lapresse raccontando come ha vissuto e sta continuando a vivere il mondo Inter.

LA SERIE A - "Mi aspetta una notte in bianco, c'è il debutto della mia Inter contro il Sassuolo... Ma perché la Serie A non adotta gli stessi orari della Premier? Noi asiatici siamo penalizzati, si va letto alle 3 e mezza di mattina".

TIFOSO - "Sono ancora presidente della società e ho il 31% delle azioni. Soprattutto resto un tifoso appassionato basta vedere il mio ufficio: è pieno di magliette dell'Inter a cominciare da quella di Bergomi e di Zanetti".

LE PROMESSE AI TIFOSI - "Il business è business. Ed io quando ho comprato la società da Moratti, non ho mai illuso nessuno, non ho mai promesso lo scudetto subito. A un certo punto mi sono dovuto proteggere. Quando sono arrivato mi sono posto 5 obiettivi: costruire infrastrutture all'altezza della situazione, riorganizzare il management, allestire poco alla volta una squadra forte, per poi arrivare all'acquisto delle stelle, rispettare il financial fair play, andare in Europa League e, nel giro di 5 anni, rientrare in Champions League".

IL PROBLEMA STADIO - "Lo stadio non è stato possibile costruirlo, avrebbe generato business, sarebbe aumentato il giro di affari, il fatturato che consente di rimanere al passo con i grandi club di Europa. Prenda come esempio la Juventus, che si è potuta permettere Cristiano Ronaldo... Comunque, mi sembra che Suning abbia lo stesso obiettivo. Lo stadio, intendo".

SUNING - "Ho venduto Perché c'è stato chi si è offerto per diventare partner di maggioranza, con grandi obiettivi. Ho pensato: va bene... Ripeto: io mi sono solo protetto. Ho mantenuto la carica, il posto allo stadio, il 31% delle azioni, mi scrivo con i miei amici italiani e interisti. Ora tocca a Suning".
 
LA PRESENZA IN ITALIA - "Non ho mai promesso che avrei passato settimane, mesi a Milano. Sono un uomo di affari e i miei interessi sono qui, in Indonesia. A Milano sono andato alcune volte, come a Londra. Avevo creato un management di assoluta affidabilità proprio per questo, per non dover essere tutti i giorni in Italia. Management di cui mi fidavo ciecamente".