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Undici/undici/ undici cafoni/ noi vogliamo undici cafoni/. Voglio una squadra così, fatta di carogne, mettetela insieme e sarà la mia squadra. Voglio undici cafoni. Di undici campioni non so più che farmene. Li voglio artisti in campo, farabutti fuori. Non lo dico per il gusto del paradosso, ammetto che mi appartenga, ma non è questo il caso. No, stavolta ho deciso: almeno per quest'anno tiferò per la squadra dove andrà a giocare Antonio Cassano. Sarà il Bari? Forza Bari. Genoa? E Genoa sia. Andrà negli Emirati o negli Stati Uniti? Sistemerò il satellite. Almeno i sampdoriani la smetteranno di sostenere che sono genoano, i genoani che sono sampdoriano, gli juventini che tifo Inter, i granata che sono della Juve, i romanisti che ho un debole per il Napoli e viceversa. Probabilmente non la smetteranno comunque, ma non è un problema, non per me. 

Voglio undici cafoni, perché undici campioni non mi divertono più. La mia nuova volontà è uscita allo scoperto l'altra notte, dopo aver sentito Cassano spiegare perché aveva strappato il suo contratto: «A Parma mi hanno preso per il culo sette mesi, io dei soldi posso fregarmene, ma ci sono magazzinieri che non vedono un euro da mesi». Qualche sera prima, parlando con l'ex presidente del Parma, Tommaso Ghirardi, avevo già saputo della protesta di Cassano, della sua richiesta per i magazzinieri (magari sarà richiesta riparatoria, probabile che Antonio gli abbia rotto le palle per sette mesi). Chiaro? Non era solita ruffianata. Chiacchierando con Ghirardi mi sono fatto l'idea che abbia sbagliato perché i contributi vanno pagati, ma ho avuto la conferma di parlare con un uomo perbene. L'ex presidente penserà di non essere sulla stessa barca del suo ex calciatore, probabilmente Cassano sarà convinto della stessa cosa. Bene, io credo che entrambi sbaglino: tutti e due sono vittime, a diverso titolo, dei soliti manigoldi che circolano nel mondo del pallone. Gli stessi che spennano presidenti e speculano sui destini dei calciatori, gli stessi che approfittano della parte migliore del calcio. Non ho certezza sui nomi, altrimenti li farei alla faccia delle querele. E poi non sono un giudice, ma un modesto osservatore. 

E sempre l'altra notte, mentre Cassano stracciava il suo contratto e il suo stipendio, leggevo su twitter una sfilza di commenti. Molti erano contro Cassano, ma non mi sono stupido. Ecco allora che la decisione è diventata una sorta di crociata: voglio undici cafoni. Lo dico subito: tengo fuori Balotelli, che vidi per la prima volta qualche anno fa, alla Pinetina. Si presentò ruttando, il che lo vorrebbe iscritto di diritto al mio top 11 dei cafoni. Invece no, a me piacciono quelli che parlano invece di ruttare e dicono cose scomode e ne pagano le conseguenza, a testa alta. Comunque sono fiducioso, Balotelli ha le basi, potrà crescere. Intanto mi prendo Bruce Grobbelaar e pazienza se è nato a Durban 57 anni fa. Qualcuno lo avrà dimenticato, io no: era un piede bianco nato in Africa, era il portiere del Liverpool che voleva sempre arrampicarsi sulla traversa per farsi un pisolino. Immenso. Poi richiamerei dagli inferirà a  George Best, l'Immenso. Sarà sicuramente all'Inferno dove fa più caldo. 

Quindi ingaggerei Eric Cantona, Paul Gazza Gascoigne, Pigna Montero, ci metterei Platini (che capendo subito l'imperdibile occasione  diventerebbe  un reale cafone) e ovviamente un altro mio mito #iostoconOsvaldo. Con Cassano metterei in campo uno dei suoi amici magazzinieri, darebbero l'anima, entrambi. Centrattacco Toni? Toni?!? Sì, perché non è un cafone, ma l'esatto contrario. Però dice quel che pensa e fa quel che dice, così potrebbe spiegare alle mie canaglie come si può essere uomini perbene senza esagerare. Perché i mie 11 cafoni sono persone perbene, brava gente. Sono gli altri che non lo capiscono. Squadra sbilanciata ? Sono meno di undici? Pazienza, questi si allenano un po' (con Mourinho o con il mio amico Malesani, perfetti in modo diverso per guidare una simile ciurma) e vincono alla grande  contro chiunque. Comunque  gli altri sceglieteli voi, ne avete facoltà. Ve lo concede chi ha lo stesso pessimo carattere di Cassano o Cantona. Siamo tipi  diversamente accomodanti, tutto qui. 

P.s. l'inno ce lo scrive Checco Zalone, la maglia la facciamo nera e sopra ci mettiamo il nostro sponsor: «La vera moralità consiste non già nel seguire il sentiero battuto, ma nel trovare la propria strada e seguirla coraggiosamente». É una frase di Ghandi. E se non vi va andate tutti a f....Vabbè, ci siamo capiti. 

Giampiero Timossi