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L'ex primatista mondiale dei 200 metri, Tommie Smith, non smette di condurre le sue battaglie contro il razzismo. Dopo le polemiche seguite al mancato incontro tra Mario Balotelli e il ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge, Smith, intervistato da SkyTg24, ha invitato l'attaccante del Milan e della Nazionale ad essere ''un esempio positivo'' per i giovani e a ''non cadere nelle provocazioni''.

Ma chi era Tommie Smith? Uno studente del San José State College, che nel 1968 corre i 200 metri alle Olimpiadi di Citta' del Messico con il tempo record di 19'83. Ventiquattro ore dopo, sul podio della premiazione, l'atleta affida ad un pugno teso al cielo una delle piu' note denunce della discriminazione razziale.

Il 1968 e' stato funestato dai massacri degli studenti nella piazza delle Tre Culture, centro vitale di Citta' del Messico. Si parlo' di 250 morti e di oltre mille feriti nella sparatoria tra polizia e studenti, ma in quella occasione le Olimpiadi non si fermarono.

Nella sua denuncia, Tommie Smith non era isolato. Sul podio gli era accanto, entrambi con le coccarde nere al petto, i piedi scalzi a simboleggiare la miseria e i guanti neri a ricordare il lutto, le teste chinate al momento dell'inno nazionale Usa, il connazionale John Carlos, terzo classificato. Bob Beamon, autore di un leggendario primato del mondo nel salto in lungo(8,90 metri) sali' sul podio a piedi scalzi, in segno di adesione alla protesta di Smith.

Su indicazione del Comitato Olimpico Internazionale (Cio), i dirigenti statunitensi cacciarono Smith e Carlos dal villaggio olimpico. Per molti anni, un reinserimento nella societa' civile per Smith e Carlos non e' stato facile. Solo nel 2005, nella San Jose University, in California, venne eretta una statua raffigurante i due atleti sul podio di Citta' del Messico.