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Brescia-Juventus, a ripensarci, è una partita che andrebbe mostrata nei settori giovanili. Entrambe le squadre erano schierate ‘a specchio’, con un 4-3-1-2 piuttosto evidente; di fatto però si affrontavano due stili di gioco completamente diversi. Quello più diretto, estremamente verticale dei padroni di casa, e quello ‘palleggiato’, paziente e ad un tempo frizzantino della squadra di Sarri. A ben rappresentare le due modalità, Pjanic e Tonali, i registi delle due formazioni. Da una parte il bosniaco, che se ancora non ne ha giocati 150, ha raggiunto per l’occasione i 122, con 109 passaggi riusciti. Dall’altra parte Tonali, che pur dando nell’occhio e disputando un’ottima partita per carattere e qualità, non ha superato i 43 palloni giocati (27 passaggi riusciti). Numeri che non giustificano tutto questo entusiasmo attorno al classe 2000 di Corini. Eppure Tonali convince e ruba la scena ugualmente. Dunque perché? Per il contributo nell’azione del gol di Donnarumma? Non solo ma anche. Poste le doverose differenze tra una squadra e l’altra, dobbiamo chiederci seriamente perché Tonali piaccia tanto.
 
NEL BRESCIA DI CORINI – Il Brescia di Corini gioca, lo abbiamo detto, con un 4-3-1-2, nel quale il giovane Sandro ricopre il ruolo di centrocampista centrale o vertice basso del rombo. Quando si guarda una partita del Brescia al Rigamonti si ha la sensazione che il terreno di gioco sia più piccolo degli altri campi. Più stretto, in particolare. Questo succede per via del posizionamento delle telecamere principali, ma anche perché la fase difensiva dei padroni di casa tende a saturare gli spazi lungo l’asse centrale del campo.  



LA DENSITÀ CENTRALE – Si crea perciò una fittezza di gambe, una densità di uomini difficilmente penetrabile per combinazioni centrali. E Tonali in tutto ciò è uomo-chiave, perché ha il compito di sorreggere e sospingere la pressione sulla palla. In questo caso ad esempio non si cura della posizione di Dybala alle sue spalle, ma stringe in accerchiamento il povero Ramsey, con l’aiuto della mezzala destra e del trequartista. Il Brescia, in fase difensiva, è forte a costruire continuamente delle piccole gabbie. Gabbie di cui Tonali è il principale carceriere.



UN GIOCO FIN TROPPO DIRETTO – A differenza dell’Empoli dello scorso anno, che si presentò in A con un 4-3-1-2 brillante ma forse forse un pochino imprudente, il Brescia di Corini tende a rischiare zero in costruzione. È tutta la differenza che passa tra l’affidare la regia a un Bennacer o affidarla a un Tonali, per intenderci. Tonali non scompare dalla partita se viene quasi sistematicamente ignorato in costruzione.



Contro la Juve il regista di fatto del Brescia è stato il terzino Sabelli: 72 palloni giocati, 45 passaggi riusciti contro i rispettivi 43 e 27 di Tonali. Corini evidentemente preferisce raggiungere le punte il prima possibile, senza tanti fraseggi pericolosi vicino alla propria area. Non è dunque come palleggiatore raffinato che ci ha colpito in queste cinque partite di campionato Tonali. 



TANTO FILTRO, TANTI STRAPPI- Sandro stupisce per la maturità di certe letture difensive, per la presenza anche fisica in mezzo al campo, per il temperamento. È aggressivo e generoso, arriva prima sulle palle sporche, spesso in anticipo o di testa. Ed è qui che viene fuori la sua tecnica. Tonali imposta in corsa, di slancio, trasforma il pressing in regia. Si trova perciò quasi sempre fronte alla porta degli avversari, servito più dalle  ‘seconde palle’ catturate sul cerchio di centrocampo che dai suoi difensori. Oppure riparte dopo un contrasto vinto sulla propria trequarti, com’è accaduto martedì sera contro la Juve, pochi secondi prima del gol di Donnarumma.



Di quello strappo lungo la fascia molto si è già scritto, naturalmente. E a ragione. Qui vorrei sottolineare il cambio di passo dopo il primo controllo, sotto la pressione immediata di Ramsey. Tonali aveva appena ricevuto palla da Mateju. Ribadisco, il Brescia non palleggia, taglia il campo in verticale con le corse dei suoi uomini (in conduzione e non). 



Seminato Ramsey, Tonali si beve anche Danilo usando Dessena come sponda. Più che un regista qui Tonali pare una mezzala. 



E di fatti mica torna indietro per assestare o ripulire il possesso. Persevera, viaggia lungo l’out sotto lo sguardo di Sarri, arriva da Corini. Lì viene affrontato finalmente da Bonucci, che gli sbarra la strada. Abbiamo tutti elogiato il Pipita per quel passaggio a Cuadrado contro l’Atletico, ma anche questo corridoio di Tonali per Romulo non è affatto male. Va visto e imboccato con i giri giusti.  



Finita qui? Nemmeno per idea. Tonali è un mediano d’assalto. Ha sulla schiena il numero 4, ma della mediana quando è il momento giusto se ne frega. Lo copriranno altri, poi.



Un altro esempio è questa bella palla sporcata su passaggio orizzontale di Rabiot, sempre nel primo tempo.



Ne nascerà una percussione centrale assai pericolosa, un quattro contro quattro stavolta mal gestito dallo stesso Tonali, impreciso al momento del passaggio.



IL MOVIMENTO FATALE – Dopo tanti elogi voglio infine evidenziare un movimento ‘fatale’ di Tonali, costato al Brescia la transizione immediata dei bianconeri, che ha costretto Romulo ad atterrare Dybala al limite dell’area biancazzurra. Da lì, quindi, il gol di Pjanic. L’errore a monte in realtà è di Mateju, il terzino che sbaglia il passaggio intercettato da Ramsey. Tonali, tuttavia, tradito dalla sua indole verticale, quasi da mezzala, anziché limitarsi a un cauto sostegno, si era smarcato in avanti, alle spalle del gallese.  È stato lui in sostanza a dettare quel filtrante spericolato, lui che, così facendo, ha lasciato scoperta involontariamente la retroguardia delle rondinelle. Insomma, non è ancora tutto oro quello che luccica.