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Anche nel calcio l’esperienza è passata di moda. La considerazione viene naturale pensando agli ultimi due allenatori subentrarti in serie A: Moreno Longo al posto di Walter Mazzarri al Torino e Gigi Di Biagio per Leonardo Semplici alla Spal. Non si tratta di essere contrari al loro ingaggio per partito preso, è che oggettivamente di panchine in serie A ne hanno raccolte poche (16 Longo al Frosinone con una sola vittoria) o nessuna (Di Biagio che è stato c.t. dell’Under 21 e, per due gare, della Nazionale A). Si dirà: prima o poi un allenatore in A ci arriva. A parte che non è vero per tutti, anche per quelli che teoricamente lo meriterebbero, ma comunque un percorso professionale secondo me si impone.

Moreno Longo, per lo meno, è partito da lontano. Dopo la carriera di calciatore ha cominciato con le giovanili del Torino e ha vinto uno scudetto Primavera. Poi ha incamerato una promozione dalla serie B alla A con il Frosinone e l’anno successivo è stato esonerato neanche a metà stagione. Il presidente Cairo, preferendolo ad altre soluzioni, ha fatto prevalere la vena romantico-demagogica. Ovvero ha dato alla piazza quel che la piazza voleva: un ragazzo del Filadelfia, cresciuto nel mito del Toro, depositario dei suoi valori, in sintonia con la storia del club. La domanda è: ha scelto anche un buon allenatore? E se sì quale obiettivo si è prefissato? Immagino che dovrebbe migliorare i risultati di Mazzarri, ma se sventuratamente non dovesse accadere, Cairo cosa farà? Si rivolgerà al sempiterno De Biasi?

Vedo grande confusione sotto il cielo. La Spal avrebbe avuto bisogno di una terapia d’urto. E’ ultima a sette punti dalla quart’ultima, dovrebbe farne con qualsiasi avversario e la società si affida ad un esordiente che, oltre a non aver frequentato serie A, B o C, ha allenato solo le Nazionali giovanili e non è certo passato alla storia per il cammino europeo dell’Under 21. Voglio essere onesto: nessuno può ragionevolmente pensare che la Spal si salvi e, quindi, forse è persino ingiusto mettere una tale soma sulle spalle di Di Biagio. Ma, in pura teoria, poniamo che i quattro mesi scarsi nei quali l’allenatore lavorerà per la società ferrarese rappresentino una sorta di valutazione su come Di Biagio lavora per un futuro campionato di serie B. E poniamo che Di Biagio, allettato dalla prospettiva di guidare una squadra di serie A, abbia accettato anche se sa che l’impresa è impossibile. Davvero si pensa che qualcuno uscirà arricchito da questa esperienza? O, al contrario, non è più facile che Di Biagio bruci le sue residue ambizioni in un’impresa senza speranza?
Secondo me ciascun soggetto interessato (Torino e Spal al pari di Longo e Di Biagio) rischia una colossale brutta figura. Se è vero infatti che una panchina di A non si rifiuta quasi mai è altrettanto vero che arrivarci dovrebbe essere il frutto maturo di una conquista fatta di annate nelle serie inferiori (la C è una buona palestra, come lo è la Primavera) e magari di qualche titolo conquistato o almeno sfiorato. Invece c’è ancora chi crede che conti il nome (Di Biagio è stato un campione) o la provenienza (il vecchio cuore granata e la mistica che sorregge Longo). Detto tutto questo, spero sinceramente di sbagliarmi. Perciò in bocca al lupo a Longo e a Di Biagio e le migliori fortune alle squadre che adesso guidano.

@gia_pad