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Bocciato alla Spal, all’Ascoli, allo Standard Liegi (dove l’allenatore era Michel Preud’homme, uno dei portieri più forti della storia) e persino più volte al Torino: prima dal connazionale Sinisa Mihajlovic, che chiese e ottenne un altro numero 1 (arrivò Salvatore Sirigu), poi dagli altri allenatori. Eppure, ora, la società granata ha deciso di scommettere su Vanja Milinkovic-Savic, nonostante i tanti errori che hanno contraddistinto le sue poche prestazioni. 

E’ bravo con i piedi, partecipa all’impostazione dal basso ed è ancora coraggioso nelle uscite: tutte qualità che non gli si possono negare, ma la dote principale di un portiere è quella di saper evitare che gli altri facciano gol. E in questo Milinkovic-Savic non è certo un maestro. Lo si è visto anche a Rennes, nel primo vero test per il portiere serbo in questo precampionato: Terrier con la sua conclusione lo aveva di fatto centrato, anziché respingere la conclusione “alla Garella”, ha provato goffamente ad arrivare con le mani su quel pallone finendo per farselo passare in mezzo alle gambe. 
Prima di scommettere ciecamente su Milinkovic-Savic e affidargli l’eredità di Sirigu sarebbe forse stato il caso di cederlo in prestito, dargli la possibilità di giocare con continuità in qualche altra squadra (in serie A, serie B o all’estero), farlo crescere altrove per permettergli poi eventualmente di tornare a Torino con altre certezze. La sessione estiva di calciomercato non è ancora conclusa, c’è ancora tempo per intervenire e portare alla corte di Ivan Juric un numero 1 che dia sicurezze. Cairo e Vagnati ci pensino.