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A Wolverhampton, tre anni fa, con l’eliminazione nell’ultimo turno preliminare di Europa League iniziò per il Torino una profonda crisi durata due anni. A Wolverhampton, oggi, il Torino si mangia le mani per essersi lasciato sfuggire un giocatore come Federico Gatti. Non ha ancora esordito in serie A ma ha debuttato in Nazionale sfoggiando una prestazione di grande qualità contro l’Inghilterra: le chiusure su Sterling ne sono le dimostrazione. 

A fine gennaio, per qualche istante Gatti è stato praticamente un giocatore del Torino: c’era l’accordo tra la società granata e il Frosinone, c’era l’accordo con il giocatore. Quando tutto era fatto si è poi inserita nella trattativa la Juventus che l’ha soffiato ai granata lasciandoli con un pugno di mosche in mano. La colpa dei dirigenti granata, se così si può definire, è quella di non aver chiuso prima l’affare, di aver tergiversato troppo prima di decidere di provare ad affondare il colpo (Juric da tempo aveva segnalato il difensore a Vagnati e sperava che la trattativa potesse chiudersi in fretta). 
Oggi non resta quindi che il rimpianto perché il Torino aveva in pugno uno dei più promettenti difensori italiani e adesso avrebbe magari ceduto Bremer con maggiore serenità sapendo di avere in casa il possibile sostituto. Il caso Gatti, perlomeno, che sia di lezione: in futuro, quando ci sarà la possibilità di acquistare alti giocatori giovani e promettenti, guai a tergiversare troppo con il rischio poi di vederseli portare via dalle proprie mani.