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Due punti: è questo il risicatissimo margine del Torino dalla zona retrocessione. Due miseri punti a tredici giornate dalla fine del campionato (considerando il recupero con il Parma): in pochi si sarebbero immaginati la scorsa estate una squadra granata così vicina al baratro, che rischiasse realmente di tornare in quella serie B già vista troppe volte e che ora mette un po’ di paura. E’ per questo che Cairo giovedì pomeriggio si è recato al Filadelfia e ha parlato a tutti: Vagnati, Longo, Belotti e tutti i giocatori. “Ho dato la carica” ha poi raccontato il presidente. 

Ora tocca a Longo, con l’aiuto anche di Vagnati, continuare a dare fiducia e coraggio alla squadra: è l’unica strada per uscire dal tunnel nel quale si era infilata prima dello stop del campionato. Questo Torino ha delle lacune, sia dal punto di vista numerico che qualitativo, ma è certamente una squadra che può lottare per obiettivi differenti da una sudata salvezza. Lo scorso anno ha dimostrato di essere in grado di far sudare chiunque, tra gennaio e febbraio ha invece perso malamente un po’ con chiunque, arrivando a prendere sette sberle dall’Atalanta e altre quattro dal Lecce (con tutto il rispetto, non il Real Madrid o il Barcellona). 
“Non basta chiamarsi Torino per fare i punti” ha ricordato Vagnati nelle sue prime conferenza stampa da direttore tecnico granata. Un messaggio che anche Longo ha più volte ripetuto ai suoi giocatori: servono gambe, testa e cuore per risalire la classifica. Serve il sudore, il correre più degli avversari. Serve buttarsi nel fango e lottare. Ora che non ci sono più dubbi sul fatto che il campionato riprenderà è il momento di cambiare decisamente marcia.