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Sarebbe dovuto essere il Torino di Messias, Amrabat e Walukiewicz, sarà invece quello di Brekalo, Pobega e Zima. Forse non propriamente seconde scelte ma certamente non prime. Perché non è un mistero che il trequartista brasiliano è stato inseguito per tutta l’estate, fino al penultimo giorno di mercato Vagnati ha parlato con Ursino salvo poi vedersi soffiare Messias dal Milan e ripiegare su Brekalo. Non è un mistero neppure che Amrabat fosse il giocatore chiesto da Juric come partner di Mandragora (il tecnico croato lo conosce bene avendolo già allenato al Verona) e che Vagnati abbia provato in tutti i modi a convincere il Cagliari a cedere Walukiewicz (con offerte e proposte di scambi vari) senza però riuscirci. 

Certo, non ci si può lamentare per quanto riguarda le qualità tecniche di Brekalo, anche se finora in campo è stato un po’ troppo incostante ma ha 23 anni (è molto più giovane rispetto a Messias) e importanti margini di miglioramento. Pobega ha poi tutto il potenziale per essere tra i protagonisti di questo campionato e fare un’altra grande stagione dopo quella allo Spezia (in questo caso a far storcere il naso, anche a Juric, è la formula del suo arrivo: prestito secco). Zima è invece una scommessa ma di quelle che una società come il Torino deve fare: è giovane, ha una discreta esperienza a livello internazionale e lo scorso anno è stato protagonista di un’ottima Europa League con lo Slavia Praga. Non saranno prime scelte, quindi, ma i giocatori arrivati per ritagliarsi uno spazio importante nel Torino (ai tre citati aggiungiamo anche Pjaca e Praet) convincono. 
Ciò che convince meno è la scelta di non sostituire con un giocatore dello stesso livello un portiere come Sirigu. Il ciclo a Torino dell’estremo difensore campione d’Europa era giunto al capolinea, la cessione era diventata inevitabile, ma sarebbe servito un nuovo numero 1 affidabile, che avesse già dimostrato di poter essere titolare in serie A. Si è deciso invece di promuovere la sua riserva, Milinkovic-Savic, che certamente ha qualità fisiche importanti ed è bravo anche a giocare la palla con i piedi e ha impostare l’azione. Il portiere deve però anche parare e, finora, l’estremo difensore serbo non ha dimostrato di saperlo fare nel migliore dei modi.