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  • Toromania: il Grande Torino all'epoca del Covid. Neanche il virus ferma il ricordo

    Toromania: il Grande Torino all'epoca del Covid. Neanche il virus ferma il ricordo

    • Andrea Piva
    Sarà un 4 maggio diverso per tutti: per chi ricomincerà a lavorare, per chi tornerà a passeggiare e ad allenarsi nei parchi ma anche per chi era abituato ad andare in pellegrinaggio a Superga. Perché il 4 maggio, per qualunque tifoso granata, è prima di tutto il giorno dell’orgoglio, il giorno della commemorazione del Grande Torino. Era proprio un 4 maggio il giorno del 1949 in cui l’aereo che riportava in Italia Valentino Mazzola e compagni si schiantò sul terrapieno della Basilica di Superga. 

    Da allora con qualunque condizione atmosferica e con qualunque mezzo, in ogni anniversario della tragedia, migliaia di tifosi sono saliti al colle per rendere omaggio agli Invincibili, ad ascoltare la messa e poi il capitano della squadra granata leggere i nomi dei trentuno caduti tra calciatori, tecnici, dirigenti, giornalisti e membri dell’equipaggio. Il Coronavirus ha ora invece fermato anche questa tradizionale cerimonia: niente messa, niente raduno nel piazzale e alla lapide commemorativa. 

    Certo, il significato della giornata del 4 maggio resta immutato: neanche il Coronavirus, che ha così tanto cambiato le abitudini di noi tutti, può cambiarlo. La celebrazione sarà virtuale, a Superga non ci sarà il consueto via-vai, ma il senso di appartenenza e l’orgoglio di essere granata resterà il solito. Lo si vedrà nei balconi, ai quali verranno appese le bandiere del Torino ma lo si sentirà nei cuori di chi da sempre reputa questa giornata diversa dalle altre. In epoca di Coronavirus anche il Grande Torino lo si onora a distanza.

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