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C’era un tempo in cui la Jugoslavia era considerata il Brasile d’Europa, tanto che Pelè la volle  come avversaria per la sua ultima partita con la maglia della Selecao giocata nel 1971 al Maracanà. Quella nazione, e di conseguenza quella nazionale, si è poi frantumata negli anni ’90 nel più sanguinoso conflitto sul suolo europeo dalla fine della seconda guerra mondiale: il talento, la grinta, la determinazione sono però caratteristiche i calciatori balcanici hanno mantenuto e ora se le gode anche il Torino. Il Toro dei croati Juric, Brekalo e Pjaca che ha dato spettacolo contro il Sassuolo, che ha vinto dominando, colpendo due pali, costringendo i neroverdi a due salvataggi sulla linea e Consigli ad alcune grandi parate: nulla però ha potuto sul colpo di biliardo di Pjaca a sette minuti dalla fine.  
Negli ultimi due anni, pur con tutte le difficoltà, ci sono state belle partite ma un Torino capace di dominare in lungo e in largo un avversario, come fatto ieri sera, si fa davvero fatica a ricordarlo. Il Toro made in Croazia piace e convince ma guai a esaltarsi troppo: ora è il momento dell’equilibrio, del mantenere i piedi per terra perché la stagione è ancora molto lunga e le insidie sono dietro l’angolo (a proposito, l’infortunio di Praet proprio non ci voleva). Si può però gioire per una vittoria convincente dopo 90 minuti di puro dominio e si può gioire anche per l’arrivo di Ivan Juric che un merito già ce l’ha: ha aperto gli occhi a chi negli scorsi anni non vedeva le lacune tecniche della squadra, chi vedeva in Rincon un perfetto regista. Nella conferenza stampa della vigilia l’allenatore era stato chiaro: “I problemi del Torino degli scorsi anni non erano di testa, ma mancava qualità”. Con Pobega, Praet, Pjaca e Brekalo (a cui si può aggiungere Mandragora, voluto fortemente da Nicola lo scorsi gennaio) la qualità c’è e i risultati si vedono. L’opera non è però finita: questa squadra può ancora essere migliorata.