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"Nei secoli fedele", chissà se anche in Lega adotteranno lo storico motto dell'Arma dei Carabinieri. D'altronde la fedeltà mostrata nei confronti del protocollo dai dirigenti ai vertici del calcio italiano è quasi commovente: è così che Lazio-Torino non è stata rinviata, nonostante da giorni si sapesse che la squadra granata non avrebbe potuto presenziare all'Olimpico per disposizione dell'Asl. Ma soprattutto nonostante sia chiaro che, come stabilito a dicembre dal Collegio di Garanzia del Coni, quel protocollo di fronte a una disposizione dell'Asl valga come il due di bastoni quando la briscola è di spade. 

In Lega nessuno si è però voluto prendere la responsabilità di rinviare la partita, come dei novelli Ponzio Pilato, chi aveva il potere di decidere se ne è lavato le mani, lasciando a qualcun altro l'incombenza di stabilire che Lazio-Torino si dovrà comunque giocare in un'altra data. Vedremo se sarà il Giudice sportivo o qualche altro organo a prendere una decisione diventata scontata dopo quando avvenuto in Juventus-Napoli. 
Auguriamoci solo che non si perda troppo tempo prima di decidere quando dovrà essere giocata Lazio-Torino, ieri ne hanno perso fin troppo oggi i calciatori biancocelesti, che fino alle 19.15 hanno dovuto aspettare in campo un avversario che tutti sapevano che non sarebbe mai arrivato, e ne perderà chi dovrà presentare eventuali ricorsi nei prossimi giorni. Ma dopo aver sentito le conferenze stampa della vigilia di Inzaghi e Farris in cui hanno presentato una partita che anche loro sapevano che non ci sarebbe stata, dopo l'annuncio della formazione ufficiale con apposite grafiche sui social, dopo aver visto Immobile e compagni passeggiare in un Olimpico deserto, resta solo una domanda: perché? Perché non è stata evitata tutta questa sceneggiata?