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Io ho la coscienza pulita” ha replicato a muso duro Walter Mazzarri al Filadelfia a chi lo contestava negli scorsi giorni. D’altronde all’allenatore del Torino si può rimproverare molto, considerato ciò che la squadra ha mostrato in campo, ma non di aver non lavorato con serietà, anche se i risultati non sono arrivati. Nel calcio, però, avere la coscienza pulita non basta: servono anche le vittorie e i punti, quelli che la formazione granata negli ultimi tempi sta faticando a raccogliere. 

Dopo il promettente avvio di campionato, con due vittorie nelle prime due partite contro Sassuolo e Atalanta, nelle successive nove sono arrivate sei sconfitte, due pareggi e una sola vittoria, quella in vittoria contro il Milan. Numeri da retrocessione, che in altri tempi a Urbano Cairo sarebbero bastati per decidere un cambio in panchina. La storia dei suoi primi anni da “presidente mangia-allenatori” lo dimostra. Ma, sotto questo aspetto, dagli errori commessi nelle prime stagioni da presidente del Torino Cairo sembra aver imparato e a Mazzarri sta dimostrando fiducia. 

Come dicevamo in precedenza, però, nel calcio servono i risultati e anche la pazienza di Cairo, dopo quella dei tifosi, rischia di esaurirsi. A Brescia, sabato pomeriggio, Mazzarri si gioca tanto, forse addirittura tutto: passi falsi da parte del suo Torino non sono più ammessi. Anche perché Gennaro Gattuso è sempre in attesa di una telefonata.