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Chiariamolo subito: la panchina di Walter Mazzarri è ancora ben solida e non scotta neppure, nonostante la quarta sconfitta in otto partite in questo campionato, per giunta tutte contro squadre qualitativamente alla portata del Torino (in ordine Lecce, Sampdoria, Parma e ora Udinese). Ma in questo caso non servono né Greta Thunberg, né esperti di clima vari, a spiegare che senza un’inversione di rotta nelle prossime partite, quello del surriscaldamento eccessivo della sedia del tecnico da semplice pericolo diventerebbe realtà. Perché di questo Torino al momento non è contento nessuno: tifosi, Cairo, giocatori e anche lo stesso Mazzarri

Nel calcio, quando nessuno è contento (specialmente se a non esserlo è il presidente di una società) alla fine la soluzione che viene adottata è sempre la stessa: il cambio di allenatore. Lo sa bene anche a Mazzarri, che al Torino è arrivato a stagione in corso subentrando a Sinisa Mihajlovic e, qualche anno prima, era stato costretto l’Inter a campionato già iniziato. Il tecnico granata ha certamente diversi alibi dalla sua per questo inizio di campionato sottotono dalla propria squadra: la preparazione estiva diversa dal solito per via degli impegni nei preliminari di Europa League è il principale

Anche l’Atalanta lo scorso anno aveva riscontrato diverse difficoltà a inizio stagione: come il Torino era stata eliminato a un passo dalla qualificazione dai gironi europei e, nelle prime otto giornate, aveva fatto anche peggio dei granata, raccogliendo appena sei punti. Dalla nona in poi aveva però cambiato passo e ricordiamo tutti come ha terminato la stagione. Il Torino è ora chiamato a fare lo stesso: cambiare marcia nonostante un calendario complicato. In una settimana la squadra granata dovrà affrontare Cagliari, Lazio e Juventus. A Mazzarri non basteranno gli alibi sulla condizione fisica dei suoi giocatori, serviranno prestazioni importanti e punti per tenersi salda la propria panchina.