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“Nemmeno a mia moglie ho mai fatto un regalo così” scherzava qualche settimana fa Urbano Cairo parlando dell’arrivo al Torino di Simone Verdi. Una battuta con riferimento ai tanti milioni che sono serviti per convincere il collega Aurelio De Laurentiis a cedere il giocatore: 25 per l’esattezza, di cui 3 già versati per il prestito, 20 che dovranno essere pagati a fine anno per il riscatto obbligatorio e altri 2 legati a bonus facilmente raggiungibili. Mai, prima di quest’estate, Cairo aveva portato a termine un’operazione così tanto dispendiosa per un singolo giocatore. Al momento, però, quei 25 milioni sono un regalo al Napoli, più che al Torino. 

Le qualità tecniche di Verdi non si possono certo mettere in discussione, il giocatore in passato ha dimostrato di possedere doti importanti - sa calciare bene con entrambi i piedi, ha un buon dribbling, è bravo nello stretto - ma al Torino, finora, non ha ancora mostrato quello che sa davvero fare. Un paio di prestazioni appena sufficienti e tante partite al di sotto delle aspettative: è stato questo l’inizio di campionato di Verdi. Qualche alibi il numero 24 granata lo ha, come la condizione fisica non ha ancora eccellenti, il momento difficile attraversato dall’intera squadra e le tante pressioni che sembrano diventate un peso sulla sua schiena, ma soprattutto queste ultime per un professioniste del suo livello non possono diventare delle scuse. E’ lecito da un giocatore come Verdi aspettarsi ben di più.

Il Verdi che in questa prima parte di stagione non è stato l’arma in più del Torino, difficilmente avrebbe potuto aiutare anche il Napoli a uscire dal proprio momento di crisi. Ecco perché ad oggi più che un regalo a Walter Mazzarri e ai tifosi granata, il suo acquisto è un dono alle casse di De Laurentiis: tocca ora allo stesso calciatore ritrovare serenità e fiducia per dimostrare che quei 25 milioni sono stati ben spesi.