E adesso Francesco Totti, il capitano della Roma, è entrato nella Storia. Battendo l’ennesimo record, è diventato il più forte cannoniere di sempre (ripetiamo: di sempre) del calcio italiano per numero di gol realizzati con la stessa (non unica) maglia. Con la doppietta rifilata al Cesena in una manciata di minuti, Francesco ha prima raggiunto Gunnar Nordahl, 210 reti con la casacca del Milan, poi l’ha staccato, volando da quota 211, e con il ciuccio in bocca, verso il prossimo record.

Chissà se questa nuova, impressionante impresa gli basterà per essere (finalmente) considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi del calcio nostrano (e non solo...): lui è riuscito ad arrivare così in alto superando avversari e nemici in doppio petto, mortificando questi ultimi con i fatti e non con le parole. Come accaduto ieri pomeriggio: dopo meno di un minuto di gioco, Francesco aveva già lasciato il segno, superando l’amico Antonioli con un destro terrificante, sporcato da Lauro, dopo un assist di tacco di Lamela. Ma, non contento, Totti si è ripetuto pochi minuti dopo schiaffando alle spalle di Antonioli un destro al volo (da posizione sospetta, però) dopo un altro assist del Coco argentino. E, tanto per gradire, a seguire ha messo Greco in condizione di far segnare Borini praticamente a porta vuota. Come dire: in meno di dieci minuti, partita archiviata.

E pensare, lo ricorderete, che per settimane, se non per mesi s’era detto e ripetuto fino alla noia che Francesco non era funzionale al cento per cento per il gioco di Luis, che doveva fare l’attaccante, che doveva smetterla di muoversi da trequartista: in realtà, al capitano è bastato star bene da un punto di vista fisico per (ri)fare la differenza. E non è assolutamente un caso, ci mancherebbe altro, che da quando lui è tornato in squadra, superando l’infortunio patito il primo ottobre contro l’Atalanta, la Roma ha cominciato a volare. Non solo grazie ai gol del suo capitano (ieri i primi su azione della stagione), ma soprattutto grazie al gioco proposto dal suo capitano. Che a trentacinque anni sta smentendo chi lo reputava finito e ormai buono soltanto per scapoli-ammogliati. Ieri, ad esempio, il pubblico si è spellato le mani quando Francesco nella ripresa ha piazzato uno scatto interminabile per andare a riconquistare un pallone. Segno che sta bene, che ha voglia di giocare. Totti non può fare due partite di fila, quante volte lo avete sentito dire? Vero: Totti può farne tre. E forse anche quattro di fila.

«È un record speciale, che inseguivo e che ho cercato di battere il prima possibile. Sapevo che era difficile ma con l’aiuto dei miei compagni sono riuscito a superare Nordahl. E stavolta potevo fare anche qualche altro gol... Sentivo che poteva essere una partita importante (non aveva mai segnato in carriera alla 19° giornata, ndr) e così è stato. Senza fare il presuntuoso, penso che arriverò a superare lo stesso Nordahl a quota 225 gol totali (con due maglie, ndr) prima della fine della carriera (e per Totti sarebbe secondo posto assoluto, dietro Piola, 274, ndr). Ho ancora altri due anni e mezzo a disposizione... Intanto, adesso voglio agganciare Altafini, che sta a 216. Il mio segreto? Non mi guardo mai indietro, penso solo a giocare e a fare il bene della squadra. Quando non ce la farò più, sarò il primo a dirlo. Questi giovani mi danno uno stimolo in più: è cambiato tutto con una squadra proiettata verso il futuro, con un allenatore giovane che ci sa fare. E io sono il loro capitano. Se continueremo a tenere il ritmo delle ultime settimane potremo dire la nostra, anche se non pensiamo allo scudetto. Quest’anno...», il virgolettato di Totti.