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Francesco Totti si racconta a Dazn. Nel corso dell'intervista concessa a Diletta Leotta, l'ex capitano della Roma ha toccato tanti temi: "Sì, a 8 mesi passeggiavo a Porto San Giorgio col Super Santos, è vero!”.

FUTURO DA PROCURATORE? - "Procuratore è una parola vecchia, passata: ma mi piacerebbe fare lo scouting di giovani... non faccio nomi ma di giovani interessanti ce ne sono parecchi, anche italiani. Io mi metto sempre in gioco, mi piace conoscere quello che c’è al di là. Il futuro sicuramente riserva cose positive: voglio vedere cosa riserva a me”. 

SUL CUCCHIAIO A VAN DER SAR E IL RIGORE ALL'AUSTRALIA -  “Sembra che ho tirato solo rigori, però. Eseguire il cucchiaio è difficile. Prima di calciare il rigore devi già aver pensato dove vorresti tirarlo. Se pensi al cucchiaio vuol dire che hai una testa particolare, un po’ di follia ci vuole. Il pallone va colpito sotto, va accarezzato, come quando prendi la panna col gelato”. 

PASSATO DA DIRIGENTE - "Da calciatore ero più espansivo, ero più me stesso; da dirigente devi essere più pacato, stare attento a quello che dici, a contro chi dici... le parole sono fondamentali. Una partita in cui ho avuto voglia di togliermi la giacca e scendere in campo? Una? Tutte! Da fuori è più facile, è facile analizzare e giudicare, invece avendo l’esperienza dentro al campo so le cose si vedono in modo completamente diverso... ma  parecchie partite avevo voglia di spogliarmi e scendere in campo. Avrei potuto dire ancora la mia”. 

SULLA FINE CON LA ROMA - "Io ho sempre avuto la passione: quando c’è quella per un giocatore è tutto. Quando lo fai con la determinazione, con la voglia, con la spensieratezza, poi ti vengono cose che non avresti mai immaginato....  poi la fine deve arrivare. E’ arrivata un po’ inaspettata, ma giusta. Ora l’ho metabolizzata, ma c’ho messo due anni, perchè non è stata una scelta mia”.

SUL RITORNO ALLA ROMA - "Io non mi sono mai pentito delle decisioni anche se quando avevo 25 anni e mi chiamò il Real Madrid dei Galacticos avevo avuto un po’ un momento di disorientamento. Infatti quando oggi vedo qualcuno di quei giocatori del Real mi dicono: ma tu sei matto, hai rinunciato alla squadra più forte del mondo... vuol dire che la testa ogni tanto non ragiona, devi essere matto: ho fatto una scelta d’amore che non rinnego. Anzi è stata una doppia vittoria stare per 25 anni con la maglia della mia squadra del cuore. Tornare alla Roma con un’altra società e con un altro ruolo? Mai dire mai! Perchè il dirigente non me l’hanno fatto fare? Perchè ero ingombrante!".